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In 11 anni persi 40 milioni di euro

Regione Basilicata
i derivati «sanguisuga»

«Rimborsopoli lucana»18 rinviati a giudizio

di Massimo Brancati

POTENZA - Il caso derivati scuote ancora il palazzo di viale Verrastro dove si avvertono ancora le bacchettate della Corte dei Conti. Tutto ha origine il 30 giugno 2006 con la sottoscrizione di contratti derivati che prevede l’obbligazione di versare a due banche (Dexia e Ubs) a scadenze prefissate (giugno e dicembre di ogni anno), per un arco temporale compreso tra il 2006 e il 2019, una somma pari al 4,65% (è la soglia della «scommessa») di un determinato valore che si chiama nozionale (semplicemente una somma X di danaro, ad esempio 10 milioni di euro) mentre le due banche citate assumono l’obbligazione di versare alla Regione (sempre due volte all’anno, a giugno e a dicembre, e sempre per il periodo compreso il 2006 e il 2019) una somma di danaro calcolata applicando a quel valore nozionale di 10 milioni di euro il tasso di interesse Euribor rilevato sul mercato (trattasi di un valore variabile e mai fisso).

La Regione, proprio come fa uno scommettitore, immagina che i tassi di interesse siano destinati a salire oltre il 4,65% e, proprio sulla scorta di questa ipotesi, presume di guadagnare un bel po’ di quattrini: perché se anche il tasso di interessi dovesse arrivare al 10%, pagherà comunque sempre e solo il 4,65%. Le banche, al contrario, scommettono sul fatto che il tasso di interesse Euribor scenderà sotto la soglia del 4,65% (la soglia della scommessa) e quindi, verificandosi questa ipotesi, guadagneranno dei soldi nel senso che percepiranno dalla Regione il 4,65% nel mentre pagheranno alla stessa il tasso di interesse rilevato dal mercato in un determinato momento e che è inferiore al 4,65%. A partire dall’anno 2008 i tassi di interesse Euribor sono scesi (oggi ad esempio il costo del danaro è quasi zero) e, conseguentemente, le due banche hanno pagato e pagano alla Regione somme di danaro corrispondenti al tasso di interesse Euribor applicato al nozionale, cioè al valore di riferimento, (vale a dire pochi soldi) mentre la Regione versa alle banche sempre il 4,65% del nozionale, cioè una percentuale fissa rispetto al valore di riferimento e quindi sborsa un sacco di quattrini. Questo «gioco» è costato a viale Verrastro, finora, qualcosa come 40 milioni di euro.

Ad accendere i riflettori su questa vicenda ci ha pensato il consigliere regionale Michele Napoli (Forza Italia) che a più riprese ha sottolineato in questi anni il «cataclisma» dei conti provocato dalla sottoscrizione dei derivati. Considerazioni riprese dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti. «Una grave criticità dei contratti in derivati della Regione - evidenzia Napoli - è la mancata valutazione della convenienza economica dei derivati, cioè il fatto che manchi (noi di Forza Italia l’abbiamo sempre chiesto alla Giunta regionale, che si è sempre rifiutata di esibirlo) un atto diretto a certificare i vantaggi derivanti alla Regione dalla stipulazione di questi strumenti di ingegneria finanziaria, che, a dire il vero, furono stipulati nonostante il parere contrario alla stipula degli stessi espresso dall’Ufficio legale della Regione». Quest’ultimo, chiamato a rendere un parere sull’operazione finanziaria in derivati, aveva infatti sconsigliato quell’investimento: «Sono impegni che possono risultare particolarmente gravosi».

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