Mercoledì 18 Luglio 2018 | 11:06

La statistica

Vendite all'asta beni pubblici
Craco primo comune lucano

Vendite all'asta beni pubbliciCraco primo comune lucano

PIERO MIOLLA

Craco, con i suoi 170,54 euro pro capite, è il comune lucano che ha incassato di più a seguito dell’alienazione di parte del suo patrimonio immobiliare: il «paese fantasma», grazie a questa performance, si colloca al centosessantesimo posto in Italia tra gli ottomila municipi del Bel Paese. Lo rivela un’indagine di «Open Polis», su dati 2013, pubblicata sul blog.openpolist.it. Al secondo posto, invece, c’è Pietrapertosa, che dalla vendita dei beni ha recuperato 125,48 euro pro capite (si colloca al duecentotrentaseiesimo posto in Italia), e al terzo Scanzano Jonico, con poco meno di 99 euro a cittadino (trecentoventottesimo posto a livello nazionale). Centri medio piccoli alla ribalta, dunque, mentre i comuni più grossi sul tema sembrerebbero arrancare: Matera è il primo capoluogo lucano con 33,19 euro pro capite (ventunesima in Basilicata e 1.107esima in Italia), mentre Potenza è molto più dietro con 18 centesimi di euro a testa (centoseiesima in Basilicata, 5.883esima in Italia).

Tra gli altri comuni più grandi in regione, quello che ha ricavato di più è Policoro, con 18,42 euro per cittadino (trentunesimo posto in regione, 1.891esimo in Italia), seguito da Lauria, con 2,51 euro (ottantaquattresimo posto in Lucania, 4.784esimo in Italia), Melfi, con 0,82 centesimi (novantottesimo in Basilicata, 5.549esimo in Italia) e Pisticci con 0,51 (centesimo in Basilicata, 5700esimo a livello nazionale). Come è noto, le casse comunali non vivono solo di entrate ordinarie, come imposte e tasse, ma anche di siffatte alienazioni: molti centri, infatti, specie in momenti di crisi come questo decidono di dare corso alla cessione di parte del loro patrimonio con il chiaro intento di mettere in ordine i conti dell’ente, anche e soprattutto al fine di risparmiare. Ci si libera, cioè, di beni la cui manutenzione, specialmente quella straordinaria, costa non poco.

Va ricordato, a tal proposito, che i comuni italiani, fortunatamente, dispongono di un patrimonio immobiliare molto ricco e vario che va dai palazzi storici agli uffici pubblici, passando per i terreni e siti produttivi. Naturalmente, non va escluso da questo elenco anche il patrimonio mobiliare, caratterizzato dagli automezzi o dalle partecipazioni societarie, che, in ogni caso, potrebbero fare la loro parte, se ceduti. Insomma, è abbastanza evidente che, in momenti di difficoltà finanziaria, la vendita di queste proprietà può diventare un modo rapido per fare cassa. In altri casi, un’amministrazione può decidere che la proprietà di determinati beni non sia più strategica e che, al contrario, sia più utile per la comunità reinvestire il denaro incassato in altre spese o servizi. Al di là della motivazione politica della vendita, l’incasso va a finire nella voce «alienazione di beni patrimoniali» e concorre a rendere più «ricco» il bilancio comunale.

Dalla piattaforma Openbilanci viene fuori che, tra le 15 città più grandi d’Italia, la prima in classifica per somme incassate da alienazione di beni, è Venezia: le entrate delle città lagunare, infatti, ammontano a circa 200 euro per ogni abitante. Al secondo posto c’è Firenze, con 73,4 euro, seguita da Verona (26,67) e Torino (25,5). Le città che, per converso, hanno incassato meno con questo tipo di operazioni sono state Milano (3,77 euro pro capite), Napoli (2,13), Catania (1,47) e Palermo (0,31). Come dire: più grandi sono le realtà, meno soldi si riescono a incassare. Un’equazione che, come abbiamo visto, è sostanzialmente valida anche in Basilicata.

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