Martedì 17 Luglio 2018 | 23:30

i costi della politica

Gettoni e indennità
una questione di tagli

i comuni e le spese Il confronto tra Potenza e altri capoluoghi di provincia

Gettoni e indennità una questione di tagli

di MASSIMO BRANCATI

POTENZA - I costi della politica continuano ad essere un tema caldo. Anzi, bollente. Nella percezione popolare la spesa di funzionamento degli enti è sempre eccessiva nonostante i tagli e le «cure dimagranti» più o meno reali, tangibili.

Nei giorni scorsi ci siamo occupati dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali di Potenza mettendo a confronto i costi di ottobre 2015 e di ottobre 2016. Dal parallelo delle cifre è emerso un forte incremento. Diciamo subito, però, che non c’è stato alcun provvedimento sull’aumento degli stipendi: è semplicemente il frutto di un riallineamento a quanto è previsto a Potenza dal 2005, dopo il mancato rispetto del patto di stabilità interno, certificato il 2015 ma relativo al 2014. Per effetto di questo sforamento, l’indennità è stata ridotta del 30 per cento. Taglio in vigore solo per l’anno successivo a quello dell’inadempienza (2015). Ecco perché il gettone da 40,99 euro è passato a 28,69 (parliamo sempre di somme lorde). A decorrere dall’1 gennaio scorso l’importo è tornato a essere quello originario di euro 40,99. Di qui la differenza di esborso tra ottobre 2015 e ottobre 2016, passando, complessivamente da 9.033,51 euro a 27.473,18 euro lordi. Da segnalare che oltre alla decurtazione del 30 per cento per il mancato rispetto del patto di stabilità, il gettone era stato ulteriormente alleggerito per le trattenute operate, sempre ad ottobre, relative ai precedenti mesi del 2015 (da gennaio ad agosto), per i quali le indennità erano già state corrisposte per intero.

Insomma, si è tornati alla situazione economica di dieci anni fa. Particolare che fanno notare tutti i consiglieri comunali: altro che privilegiati. È anche vero, però, che dal 2005 ad oggi le tasse hanno sempre più svuotato le tasche dei cittadini e aver mantenuto intatto il compenso è comunque una sorta di privilegio. A Potenza, dove il sindaco percepisce 5.680,93 euro, gli assessori e il presidente del consiglio 3.408,55 euro, mentre il vicesindaco incassa 4.260,69 euro, il gettone di presenza dei consiglieri risulterebbe tra i più bassi d’Italia. Lo dicono i diretti interessati. È proprio così? L’interrogativo ci dà lo spunto per andare a curiosare in alcuni capoluoghi di provincia. E scopriamo che a Salerno, ad esempio, il gettone è stato dimezzato ad agosto scorso passando da 78 a 36 euro lordi. Un drastico taglio a cui, però, ha fatto seguito un altro provvedimento che ha aumentato il numero degli incontri settimanali delle nove commissioni consiliari. Un modo, a conti fatti, per attenuare gli effetti dell’alleggerimento della busta paga. Il sindaco salernitano, lo ricordiamo, percepisce un’indennità di 7.850 euro lordi, mentre gli assessori e il presidente del consiglio comunale arrivano a 4.840,56 euro.

Ad Avellino il gettone di presenza per la partecipazione a sedute del consiglio comunale e delle commissioni ammonta a 32,53 euro lorde. L’indennità del sindaco è di 5.009,63 euro, il presidente del consiglio comunale e gli assessori 3.005,76 euro.

A Perugia il gettone di presenza schizza a 116 euro. Nel 2012 l’ultimo taglio (prima era pari a 129 euro). A prescindere dalle presenze, però, non si può superare i 1.366 euro mensili. L’indennità del sindaco è di 5.466,18 euro e gli assessori prendono 3.279 euro. Si tratta di cifre che hanno subìto una decurtazione del 20 per cento nel 2015.

A Foggia il gettone è di 73,49 euro per ogni seduta, ma il singolo consigliere può arrivare a percepire massimo 1.210,37 euro mensili. Il sindaco guadagna 4.841 euro, gli assessori 2.904,88 euro così come il presidente del consiglio comunale.

A Campobasso il gettone è di poco superiore a 30 euro ed è previsto un tetto massimo mensile per i consiglieri comunali che è di circa mille euro. Il sindaco percepisce 4.734,10 euro, gli assessori e il presidente del consiglio comunale 2.840 euro.

Come si vede, nonostante si faccia riferimento a città più o meno simili dal punto di vista demografico e di status istituzionale (capoluoghi di provincia) non c’è un’uniformità di trattamento economico. Ognuno decide per sé. Ai consiglieri, agli assessori ai sindaci si continua a sollecitare un segnale da dare alla collettività, provata dalla lunga crisi, tagliando i propri introiti per destinarli, magari, a opere di solidarietà concreta sul territorio. Farebbero bene, certo, vista l’emergenza povertà che interessa anche il capoluogo lucano. Ma la «cura dimagrante» del portafoglio dovrebbero cominciare a farla i parlamentari, i governatori e gli assessori regionali i cui guadagni sono di gran lunga superiori. Non si può chiedere al fabbro di privarsi di un chilo di ferro se l’azienda siderurgica non ne cede neppure un grammo.

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