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Il piano di rientro

Ospedali lucani accorpati
per evitare il crac sanità

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«Non più contenitori indistinti e autoreferenziali ma entità organizzate in rete secondo gerarchie e complessità diverse»: il futuro degli ospedali lucani è condensato qui. In quella classificazione che è alla base della riorganizzazione del sistema sanitario regionale e che è contenuta in una delle prime pagine di un corposo documento, denominato «Analisi di contesto della rete ospedaliera regionale» inviato a tutti i consiglieri regionali. Un dossier in cui oltre alle valutazioni sulle prospettive, sulle scelte e sulle cose da fare vengono evidenziati, struttura per struttura, i ricavi e i costi. Dati che confermano senza dubbi come la gran parte degli ospedali lucani «produca un disavanzo superiore al 10 per cento del valore dei ricavi, risultando in piano di rientro». E soprattutto come l’unica àncora di salvezza dalle norme previste nei Piani di rientro e di conseguenza da un concreto rischio di chiusura sia l’aggregazione con il «San Carlo». Perché il «San Carlo» e l’ Irrcs Crob di Rionero sono le uniche strutture che «chiudono con un risultato positivo». Spulciando quelle cifre, infatti, si evidenzia come anche sommando i debiti e gli introiti di tutti gli ospedali lucani, Irrcs Crob compreso, il saldo sia negativo. Di ben 13 milioni 353mila euro. Una cifra tutto sommato accettabile, in grado di evitare la mannaia dello Stato. Nella riorganizzazione, però, non c’è l’unione di tutte le strutture. Nonostante un primo momento si fosse ipotizzato di accentrare sul «San Carlo», tenendo fuori solo il Crob (con un disavanzo che a quel punto diventava di 26 milioni 589mila euro). Il progetto oggi prevede di dividere il Potentino ed il Materano. Accorpando al «San Carlo», con un bilancio in attivo di 7 milioni 894mila euro, gli altri ospedali del territorio che altrimenti andrebbero, in Piano di rientro. Questo perché Melfi, ad esempio, ha un disavanzo di 9 milioni 653mila euro, Lagonegro di 8 milioni 501mila euro e Villa d’Agri di 8 milioni 104mila euro. Debiti che portando dritti dritti alla scure del Piano di rientro nazionale. Il «San Carlo», dunque, può essere l’unica arma per evitarlo. Così come nel Materano l’unione tra Matera (con oltre un milione di crediti) e Policoro (con un disavanzo di 7 milioni e 215mila euro ) può evitare nuovi riflessi negativi. Senza ripercussioni, tra l’altro, considerato che debiti e crediti tra le diverse strutture pur arrivando ad una sommatoria negativa (meno diciotto milioni 634mila euro per il Potentino e meno 6 milioni e 205mila euro) non sforano il tetto del dieci per cento previsto dalle norme nazionali per far scattare il Piano di rientro. Un buon motivo - secondo quando ipotizza la Regione - per far diventare il «San Carlo» l’àncora di salvezza degli ospedali del Potentino e Matera di quelli del Materano. Perché la freddezza dei numeri è incontestabile. Certo, però, questo non è sufficiente a placare timori e perplessità. Non è sufficiente a rendere meno tesa la discussione sulla riorganizzazione del sistema sanitario. Un dibattito che va avanti da tempo e che la maggioranza consiliare non sembra destinata a chiudere in breve tempo.

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