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A Melfi

Rame rubato, telefoni muti
ma la bolletta arriva sempre

Rame rubato, telefoni muti ma la bolletta arriva sempre

di Massimo Brancati

MELFI - Telefoni muti. Ma la bolletta arriva lo stesso a destinazione. Accade in località Palorotondo, a Melfi, teatro del paradosso di fatture emesse e spedite a destinazione per linee telefoniche inesistenti. O meglio, messe fuori uso dai ladri di rame. La vicenda va avanti da un anno: era ottobre del 2015 quando in zona arrivarono i «predoni» a caccia dell’«oro rosso».

Alle loro spalle si sono lasciati cavi «scuoiati» e pali abbattuti. Tutta la rete messa fuori uso. Nel frattempo, però, la Telecom ha continuato a chiedere il pagamento del servizio alle famiglie della zona. Uno dei residenti, Giovanni Vitale, nella speranza che prima o poi la linea tornasse, ha continuato a saldare le bollette, ma a febbraio scorso ha deciso di fermarsi. Non era giusto sborsare soldi per un servizio inesistente. A settembre scorso, finalmente, l’intervento in zona degli addetti per rimettere in sesto cavi e pali e riattivare le comunicazioni. Ma il telefono di Vitale ha continuato a restare muto: «Mi contestano - dice il cittadino - il mancato pagamento delle bollette, ma non è giusto. Potevo pagare per qualcosa che non avevo?».

Nonostante le diffide e richieste di intervento inviate alla Telecom, il ripristino della linea telefonica, ad oggi, non è stato effettuato, né è stato fornito all’utente un telefono tipo «Borchia Gsm» come soluzione adottata in passato in un’analoga situazione accertata in agro di Acerenza. Vitale ha affidato la vicenda alle mani di un avvocato, chiamando in causa anche Federconsumatori di Potenza che ha subito inviato una segnalazione all’Ispettorato Territoriale del Ministero dello Sviluppo Economico. Contestualmente è stata avviata la procedura di conciliazione al Corecom per l’annullamento delle fatture precedenti non saldate.

Quello di Vitale è un caso che si verifica con frequenza non solo in Basilicata ma in altre regioni. Colpa dei ladri di rame che, tra i vari obiettivi, prendono di mira proprio i cavi delle linee telefoniche. Un fenomeno così vasto e preoccupante tanto da spingere il ministero dell’Interno a istituire un osservatorio che ha il compito di monitorare la situazione attraverso la cosiddetta «sicurezza partecipata», ovvero un’azione di contrasto alla criminalità coordinato da soggetti pubblici e privati che, agendo insieme alle forze dell’ordine, aiutano a tutelare il bene (il rame). La fame di «oro rosso» porta i ladri a rubare anche i crocifissi dai cimiteri, come accaduto in Toscana e Puglia, oltre a grondaie di palazzi e di chiese. Proprio ciò che è accaduto a Potenza il 17 marzo del 2014 quando un 42enne venne arrestato dalla polizia. Nella sua auto gli agenti trovarono grondaie di rame provenienti dalla Cattedrale del capoluogo.

L’asportazione di questo materiale - come dimostra il caso di Melfi - determina problemi ai servizi pubblici (telefoni muti, ferrovie e ospedali paralizzati, black out di energia elettrica).

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