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«Condannate il santone»
Il pm chiede nove anni

tribunale di Lagonegro

di PINO PERCIANTE

LAURIA - «In tanti anni poche volte ho visto una cosa del genere». Così il pubblico ministero di Lagonegro, Giovanna Lerose, conclude la sua requisitoria del processo di primo grado nei confronti del famigerato «santone» di Lauria. E la richiesta di condanna consegnata ai giudici del tribunale è pesante: nove anni. L’abuso della credulità popolare è il meno grave tra tutti i reati contestati al quarantacinquenne F. B. (usiamo solo le inziali perché la vicenda coinvolge minorenni). Ai nove anni si arriva, infatti, sommando gli altri reati attribuiti all’imputato, ad iniziare dai maltrattamenti in famiglia fino alla corruzione di minore.
Per i maltrattamenti in famiglia la richiesta è di 4 anni di reclusione. Complessivamente, invece, per la corruzione di minore sono stati chiesti 5 anni.

Se la condanna chiesta è durissima non meno pesante è la ricostruzione della vicenda processuale esposta in aula dalla pubblica accusa che non ha riconosciuto la continuazione tra i reati. All’inizio, il quarantacinquenne (originario di Brindisi, all’epoca residente a Lauria oggi a Senise) era stato scoperto e denunciato solo come santone. È stata poi la ex moglie, in un secondo tempo, a raccontare dei maltrattamenti e di tutto il resto. La donna è stata anche sentita durante il processo. Ed è stato un racconto drammatico il suo che ha impressionato i giudici. La donna ha sostenuto che veniva puntualmente picchiata e maltrattata da quel marito che si presentava come un prescelto dalla Madonna. I soprusi e le botte sarebbero avvenuti anche in presenza dei due figli minori.

Man non solo. Lui sarebbe stato omosessuale e le avrebbe imposto anche la convivenza con il suo compagno che era andato a vivere nella loro casa di Lauria. Il «santone» lo avrebbe fatto dormire nel suo stesso letto al posto della moglie. E quando i due si scambiavano effusioni (soprattutto baci in bocca) accanto a loro c’erano anche i due ragazzini (uno di 14 e l’altro di 8 anni). Lui ha sempre respinto tutte le accuse sia sui maltrattamenti che sulla corruzione di minore.

I carabinieri lo avevano denunciato come «guru» cinque anni fa. I militari avevano scoperto che il quarantacinquenne oltre a curare dermatiti e cervicalgie senza avere la laurea e le necessarie autorizzazioni sanitarie, aveva allestito anche uno pseudo santuario a Galdo con tanto di immagini sacre e di confessionale dove si suppone ascoltasse i «pazienti» in cura, per poi consigliare, a pagamento ovviamente, unguenti miracolosi. Secondo gli investigatori l’uomo vendeva ai suoi pazienti sostanze medicinali che di miracoloso sembra non avessero un bel niente. Solo intrugli, venduti anche a 30 euro al flacone sfruttando la credulità popolare. Per questi fatti la richiesta di pena è di mille euro di ammenda.

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