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La chiesa

Nuovo stop per la Trinità
mancano le fondamenta

Potenza, a rischio la riapertura dell'edificio che nascose il corpo di Elisa Claps

Nuovo stop per la Trinitàmancano le fondamenta

La chiesa della Trinità potrebbe non riaprire. E a deciderlo non sarebbero né le gerarchie ecclesiastiche né le autorità civili e neppure mamma Filomena, che quella chiesa vorrebbe non riaprisse mai dopo il ritrovamento del cadavere della figlia elisa Claps, o i tanti potentini che a lei si associano in questa posizione.
A mettere a rischio il futuro della chiesa della «Santissima Trinità» di Potenza sono questioni tecniche relative a quella che qualcuno degli addetti ai lavori che in questi giorni stanno seguendo il lavoro alla struttura definiscono senza mezzi termini un «vulnerabilità tanto macroscopica» dell’edificio.
A varcare quel portone ormai chiuso dal 17 marzo del 2010 (la Gazzetta ha avuto modo di entrare in esclusiva) sembra quasi che il tempo non sia passato e che tutto sia pronto. Alla penombra della poca luce che filtra dall’esterno (uno dei problemi della chiesa è l’impianto elettrico) sembra sia tutto a posto. Gli stucchi non sono stati intaccati dall’umidità di un ambiente chiuso, i marmi stanno al loro posto, l’imponente lampadario centrale fa bella mostra di sé ancorato a quel soffitto a cassettoni a cui alcuni operai lavorarono a pochi centimetri dal corpo di Elisa ma senza accorgersene.
Il problema, infatti è invisibile. Inesistente verrebbe da dire. Perché le indagini fatte al georard della struttura «non hanno reso evidenze di strutture murarie nel sottosuolo» dice chi riferisce la questione con un linguaggio tecnico ottimistico «hanno escluso la presenza di strutture in fondazione» è la versione tecnica più cruda. E i sospetti di un accertamento immateriale starebbero trovando conferma nei «saggi» fatti sul campo. Come è possibile vedere nelle foto è stato effettuato uno scavo alla base dei grandi muri portanti che reggono l’edificio e non sarebbero state trovate tracce di qualcosa che possa assomigliare a un plinto, ossia la basamento di una fondazione.
Quelle notevoli strutture murarie, insomma, hanno i piedi di argilla perché sarebbero praticamente poggiate a terra e non ancorate al suolo. «Così non c’è un problema statico - è la lettura tecnica - e allo stato non ci sono nemmeno segnali di cedimento ma una struttura non salda al suolo ha una vulnerabilità rilevante in particolare in zona sismica quale è Potenza».
Un problema serio. Anche perché la chiesa, tecnicamente, è un «edificio di classe terza», ossia rientra, come classificazione strutturale, tra gli «edifici che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso» perché destinato ad accogliere «comunità di dimensioni significative», «suscettibile di grande affollamento, il cui collasso può comportare gravi conseguenze in termini di perdite di vite umane». Per questi edifici la legge prevede criteri di solidità e sicurezza secondi solo agli edifici destinati ad attività di soccorso e protezione civile (in classe IV) e l’assenza di fondazioni metterebbe la «SS. Trinità» definitivamente fuori gioco.
Non resta che aspettare. E, per chi ci crede, pregare. Affinché sia fatta la volontà di Dio. Qualunque sia.

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