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Immobile in abbandono

Fiamma nell'ex Coin
fermati due romeni

Fiamma nell'ex Coinfermato due romeni

Fiamme e fumo nell’edificio abbandonato in via Mazzini, a Potenza, l’ex concessionaria Fiat Procaccio e Lancieri (è stato sede anche della Coin). Sarebbe il risultato di una lite tra due rumeni, entrambi fermati dai carabinieri che indagano sull’accaduto. La vicenda conferma ancora una volta come il palazzo sventrato sia una potenziale minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza del rione. Al suo interno, secondo quanto segnalato dai residenti, si alternano balordi, ubriachi, prostitute e tossicodipendenti. L’incendio di ieri avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi se non fossero intervenuti tempestivamente i vigili del fuoco. Di qui la necessità di intervenire una volta per tutte, con determinazione, per risolvere il problema alla radice: se il fabbricato non può essere ristrutturato, allora lo si abbatta. Appello che è arrivato all’amministrazione comunale, con il sindaco Dario De Luca che ieri ha fatto un sopralluogo per rendersi conto di persona della situazione.
Sulle sorti del palazzo l’ex primo cittadino Vito Santarsiero aveva tuonato: se entro il 2012 non interverrà un privato per recuperare l’edificio scatteranno i poteri sostitutivi del Comune che prenderà in mano la situazione. Era il 13 gennaio 2010 quando l’allora sindaco lanciò l’ultimatum. Sono trascorsi oltre sei anni ed è tutto come prima: nessuna operazione di recupero e di ristrutturazione, ma semplicemente si è proceduto murando le entrate e «rinforzando» il telone che nel frattempo era stato ridotto a brandelli dagli anni trascorsi, dai vandali e dalle incursioni notturne di teppisti e clochard in cerca di riparo.
Insomma, in tutti questi anni si è andati avanti con la politica della polvere sotto lo zerbino, lasciando ancora una volta l’amaro in bocca in quanti speravano che il palazzo potesse essere ristrutturato e, magari, destinato a qualcosa di utile per la collettività. Il sito, lo ricordiamo, è nelle mani di un curatore fallimentare che lo ha messo in vendita. Complice l’assoluta mancanza di manutenzione, l’operazione si è impantanata: più passa il tempo più sarà difficile trovare un acquirente disposto ad accollarsi i prevedibili alti costi relativi alla riqualificazione dell’edificio.
Insomma, la vera alternativa, a questo punto, è l’abbattimento. Cancellando un bubbone che rischia di minare la tranquillità del quartiere. Continuare a restare in silenzio e ad animarsi solo di fronte a un’emergenza significa prestare il fianco a pericoli di ogni tipo, non esclusi quelli di natura igienico-sanitaria.

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