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Dieci medi di reclusione

Comprò casa grazie al boss
condannata per turbativa

Una 70enne di Melfi voleva che l'immobile di suo fratello finito all'asta non andasse a un'altra persone

Comprò casa grazie al bosscondannata per turbativa

Voleva a tutti i costi (ma non monetari) che quella casa di suo fratello finita all’asta non finisse in mano ad estranei e così non avrebbe esitato a rivolgersi a un capoclan affinché «convincesse» altri potenziali acquirenti a desistere. A nove anni da quei fatti la cassazione ha messo la parola fine ad una vicenda datata 2007 per la quale si sono susseguiti ben cinque giudizi (il primo grado a Melfi, un primo appello a Potenza, un primo pronunciamento di Cassazione, un secondo appello a Salerno e un nuovo giudizio di Cassazione) condannando a 10 mesi di reclusione, pena sospesa, una 70enne di Melfi (difesa dall’avvocato Michele Mastromartino) per il reato di turbativa d’asta che la stessa avrebbe posto in essere nel 2007 in concorso con Marco Ugo Cassotta poco prima che, a luglio del 2007, sparisse per poi essere rinvenuto cadavere.
Proprio da quell’omicidio (non connesso ai fatti in questione) e al ritrovamento i quel corpo martoriato e carbonizzato, partirono le indagini che portarono a scoprire questo reato. Gli investigatori, in quei giorni, si misero sulle tracce di tutti quanti avevano avuto contatti con Cassotta negli ultimi tempi analizzando testimonianze e contatti telefonici. Arrivarono così alla vittima della turbativa d’asta che, interrogato, riferì di essere stato avvicinato affinché né lui né le sue prossime congiunte presentassero offerte a quell’asta. Si trattava di un appartamento non di grande valore ma per loro, che vivevano lì vicino, poteva essere di grande comodità e la oggi 70enne, stando alle accuse riconosciute fondate dalla Cassazione, non voleva né correre il rischio che gli fosse sottratto né voleva far salire l’offerta, presentata dal proprio figlio, per avere la certezza i aggiudicarsi il bene.
Stando a quanto accertato dalle forze dell’ordine le indicazioni di Cassotta sarebbero state risolute (e condite dalla sua esplicita fama) mentre la stessa donna le avrebbe accompagnate, in circostanze diverse e separate, con «suppliche». Semplici coincidenze, aveva provato a spiegare l’interessata, ma i giudici di Appello, ora con il conforto di quelli di Cassazione, hanno spiegato che «i dati temporali e spaziali della richiesta, consistente nel non partecipare all'asta per la vendita di un immobile che interessava al figlio dell’imputata, per come prospettati dal Cassotta e le (apparentemente) garbate convergenti richieste della imputata stessa, deponessero per il concorso della stessa nel reato contestato , in termini di contributo materiale e morale avendo la stessa partecipato non solo a livello morale, quale mandante, alla realizzazione del reato di turbativa d’asta ma anche, direttamente, alle specifiche azioni intimidatorie» nei confronti di quanti interessati a concorrere all’acquisto.

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