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Non versati i contributi dei lavoratori

Truffa e appropriazione
nei guai i vertici Incomes

Truffa e appropriazionenei guai i vertici Incomes

Potenza - Ai lavoratori della Incomes di Melfi non sono stati versati i contributi per il trattamento di fine rapporto lavoro e per la previdenza integrativa e ora gli amministratori unici succedutisi nel tempo Paolo Bernero e Cristiano Fissore rischiano di finire a processo con l’accusa di appropriazione indebita e di truffa, quest’ultima contestazione per aver anche richiesto per gli stessi lavoratori una cassa integrazione che non era dovuta.
La questione è approdata ieri mattina davanti al Giudice per l’Udienza preliminare del Tribunale di Potenza Amerigo Palma a cui il pm che ha seguito le indagini, Antonio Natale (ma ieri l’accusa era rappresentata dal Pm Paolo Mandurino) ha chiesto di rinviare a giudizio i due esponenti della società, ipotesi a cui si oppongono i legali dei due dirigenti industriali, gli avvocati Angelo Paone, Andrea Vernazza e Dino Di Ciommo.
Le vicende sono quelle che si svilupparono nel periodo più duro della crisi industriale che interessò l’azienda con sede a Milano e unità operativa a Melfi, che rientrava nella galassia dell’indotto Fiat, iniziò ad avere problemi e poi subì un duro colpo quando l’appalto di fornitura di alzacristalli elettrici per i nuovi suv della casa torinese passò ad una concorrente tedesca. Proprio agli ultimi periodi fanno riferimento le contestazioni. Bernero e Fissore, stando alle accuse, nelle loro qualità di amministratori, «al fine di procurarsi ingiusto profitto con altrui danno , con artifici e raggiri consistiti nella falsa attestazione di mancanza di commesse lavorative da parte di alcuni committenti legati all’indotto Fiat che pur sussistevano, chiedevano ed ottenevano l’autorizzazione alla Cassa Integrazione Guadagni ordinaria a rotazione per i dipendenti senza essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge, così conseguendo il profitto del portare a conguaglio i relativi importi dai versamenti dovuti per un ammontare di 171.476,63 euro in danno dell’Inps di Potenza». Una ipotesi che, per l’accusa, configurerebbe il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Gli stessi due amministratori sono invece accusati di appropriazione indebita poiché «al fine di procurare a sé e all'azienda Incomes Srl un ingiusto profitto, non provvedendo ad accantonare mensilmente al Fondo Tesoreria presso l’Inps e al Fondo “Cometa”, gli importi trattenuti ai dipendenti per il periodo 2012-2013 a titolo di Trattamento di Fine Rapporto, così si appropriavano indebitamente di somme che, mensilmente trattenute sulle retribuzioni di ciascun lavoratore dipendente dovevano essere versate obbligatoriamente in uno dei predetti fondi scelti dai lavoratori per un importo complessivo di euro 418.199 in danno degli 82 dipendenti Incomes».
Su questa accusa, ieri, si sono incentrate le eccezioni difensive che hanno contestato la genericità del capo di imputazione, motivo per il quale il Gup ne ha sollecitato la riformulazione alla Procura con l’indicazione dei diversi lavoratori per i quali non sarebbero stati effettuati i versamenti e, per ciascuno di questi, dell’importo che non sarebbe stato versato. Un adempimento che dovrà essere fatto per la prossima udienza fissata al 21 ottobre.

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