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Le tre maestre sospese a Potenza

Bimbi maltrattati all'asilo
«Non dovete dire niente»

Le registrazioni dei Carabinieri svelano il clima all'interno della scuola Il Delfino

asilo potenza

«A me non interessa se lo dici a tua madre o a tuo padre». Parole chiare, impresse sul nastro registrato dai carabinieri del Reparto operativo di Potenza e finito in Procura. Una delle tre maestre dell’asilo «Il Delfino», in via Ionio a Potenza, le ha rivolte con tono durissimo a uno dei bambini che la contestava dopo aver ricevuto l’ennesimo ceffone.

Dall’altro giorno sono sospese dalle funzioni su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza Amerigo Palma. Carmen Bonomo, Gina Caricati e Sara Pantone sono accusate di aver maltrattato con «violenze fisiche e verbali» i bambini, tra tre e cinque anni, a loro affidati durante lo scorso anno scolastico. «Hanno inflitto loro inutili sofferenze fisiche e morali», ha scritto il gip. Le indagini sono cominciate dopo la denuncia di una madre preoccupata per alcuni lividi scoperti sulle braccia della figlia e per il suo cambiamento d’umore. Determinanti si sono rilevate le immagini e gli audio acquisiti attraverso telecamere e microfoni nascosti. E così i carabinieri hanno ripreso momenti in cui i bimbi venivano strattonati, trascinati e picchiati. Uno dei video mostra un bimbo fare un paio di metri sul pavimento dopo uno spintone della maestra. Nell’audio dei carabinieri si sente l’appello in classe. Una maestra pronuncia i nomi dei bambini e per molti di loro ci sono insulti del tipo «sei un animaletto». Il «clima di paura» viene descritto dai bambini al pubblico ministero. Scrive il giudice:

«Dal racconto semplice e spontaneo dei piccoli risulta descritto il clima di disagio psicologico, di mancanza di serenità vissuto dai bimbi durante le ore di lezione durante le quali le indagate non esitavano a ingiuriare con epiteti volgari, a fare ricorso, per punirli a metodi duri e incomprensibili, vista la tenera età degli alunni alla loro prima esperienza scolastica». Particolarmente significativa è, secondo il giudice, la deposizione di uno dei bambini che «metaforicamente – si legge nell’ordinanza – raccontava come le maestre li trattassero da «schiavi», di non trovarsi bene con alcuna di queste e di non avere mancanza dell’ambiente scolastico».

Sono stati i genitori, poi, a riferire ai carabinieri che i propri figli piangevano ogni qual volta incontravano una maestra. Uno dei piccoli – affetto da deficit dell’attenzione – sarebbe stato anche umiliato da una delle maestre. E se non ubbidiva? Veniva anche preso «a calci», si legge nell’ordinanza del gip. Se a tavola non si comportavano bene? «Niente acqua». I bimbi che provenivano da famiglie meno agiate, secondo il gip, non venivano curati. Una delle maestre, scrive il giudice, «se ne disinteressava completamente». Un bimbo, dopo un ceffone, aveva manifestato la voglia di riferire a casa l’accaduto. La maestra – è riportato nell’ordinanza – l’ha sedato subito: «Dillo ancora un’altra volta! Non ti permettere!». E con uno spintone alla sedia l’ha convinto. «Tutti zitti in classe» oppure erano problemi seri. Una mamma, accorta, aveva notato dei lividi sulla sua bimba e aveva anche affrontato la maestra. Lei aveva negato. Parlando con gli altri genitori ha capito che in tanti cominciavano a sospettare. E ha riferito tutto ai carabinieri. I video raccontano tutto. Per il gip «le captazioni audio-visive non meritano commenti per la loro univoca e desolante chiarezza». A scuola erano in molti a sapere più o meno cosa accadeva in quelle aule, ma la preside, dopo una riunione aveva detto: «Non riferite nulla all’esterno, a meno che non si tratti di maltrattamenti». E proprio di maltrattamenti si trattava. Alla fine è dovuta intervenire la magistratura.

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