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«Cinemadamare»

La Carovana del Cinema
120 film maker in Basilicata

La Carovana del Cinema120 film maker in Basilicata

Luigia Ierace
Finalmente può sorridere e rilassarsi, Franco Rina, il direttore di CinemadaMare. Il bus è arrivato, il viaggio è andato bene e non piove. «Speriamo che smetta almeno perché possano portare tranquillamente i bagagli nel pala Rossellino», ha sperato fino all’ultimo. E dall’alto qualcuno deve averlo sentito. Perché quando è arrivata l’ultima telefonata. «Siamo a Potenza, qual è l’uscita?», il cielo si è schiarito e la pioggia si è fermata. La tensione si è sciolta e ha potuto abbracciare i primi giovani. Può quindi partire l’avventura di 120 film-maker provenienti da 67 paesi di tutti i continenti, 20 scuole e università di cinema.
Ma quando è iniziata la passione di Franco Rina per il cinema?
«Pensandoci avevo solo 14 anni quando ho realizzato la prima rassegna di film per la mia parrocchia di Nova Siri. A 16 anni portai “La febbre del sabato sera”. Fu un grande successo. Ricordo che all’epoca le pellicole arrivavano da Matera con la corriera ed erano in 16 millimetri».
E al cinema continua ad andarci?
«Sempre, tutti i giorni, prima di andare a fare il tg, ma non sono un cinefilo ma neppure un cineasta. Come dice mio figlio, che è un invasato di classicità, un “cinemologo”».
Ma torniamo al passato, alle origini di CinemadaMare
«È nato 14 anni fa nella mia Nova Siri, era il 3 agosto 2003, facemmo una settimana di proiezioni. Ma la sua natura “vagabonda” si è vista subito. E già nel 2004 sono arrivati i primi film maker ad accompagnare i loro film. Noi li ospitavamo e poi c’era il concorso. Dalla Basilicata ci siamo allargati in Calabria e poi a Bari, in Campania, a Roma, in Sardegna, Toscana Veneto, a Venezia ,alla mostra del cinema, in Sicilia e ora per la prima volta a Potenza. Dodici settimane, quattro delle quali in Basilicata».
A cosa si deve il successo di CInemadaMare?
«È un’unicum nel mondo. Non esiste da nessuna parte un tour del cinema lungo 5.200 km con film maker che arrivano da tutti i paesi del mondo anche da quelli dove la cinematografia ha una tradizione molto solida».
Ma il progetto è cresciuto.
«Stiamo puntando a perfezionare il Centro di produzione itinerante che è anche Centro di formazione e travelling campus in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Ma la vera svolta è la banca mondiale degli stage e dei tirocini che saranno attribuiti ai migliori autori del 2016. Hanno aderito le più grandi internazionali. Mi piacerebbe aprimi all’Università della Basilicata, potrebbe diventare il baricentro di questo evento».
Come funziona questa insolita banca?
«Le scuole e università che hanno sottoscritto l’accordo ci mandano da 3 a 5 film maker scelti da loro e noi in cambio chiediamo una borsa di studio che mettiamo nel nostro monte borse di studio. Ne abbiamo 37 da assegnare e consentiranno ai nostri giovani di andare in giro per il mondo a formarsi perché il cinema si muove sempre di più in un’ottica cosmopolita».
Ogni anno nuove tappe. Ha un sogno?
«Vorrei portarlo a Lagopesole, nel castello, in una storia che si proietta all’Europa, o a Pietrapertosa per la natura scioccante delle Dolomiti».
Il pala Rossellino si sta riempiendo. Tutto intorno materassini, sacchi a pelo, zaini e trolley.
«Dormono tutti insieme. È il punto zero. Tutti vicini di razza, cultura religione e colori diversi. Tutti si dimenticano da dove vengono».
Tutti insieme uniti da quel grande CinemadaMare e da amare.

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