Sabato 21 Luglio 2018 | 17:05

L'impianto dell'Eni a Viggiano è bloccato dal 31 marzo scorso

Inchiesta petrolio, il pm dà l'ok
al dissequestro del Centro Oli
Chiesto il processo per 59 persone

Inchiesta petrolio, il pm dà l'ok al dissequestro del Centro Oli

POTENZA - Il Centro Olio dell’Eni a Viggiano (Potenza) - dove fino allo scorso 31 marzo, prima dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, venivano trattati circa 75 mila barili di greggio al giorno - a breve potrà riprendere la produzione: i pm di Potenza, Francesco Basentini e Laura Triassi, hanno infatti inviato al gip il parere favorevole al dissequestro dell’impianto, in base alle verifiche effettuate nelle ultime settimane dai consulenti della Procura.
Il 31 marzo la Procura ottenne il sequestro di due vasche all’interno del Centro, e del pozzo di reiniezione «Costa Molina 2», sulla base delle indagini che ipotizzarono uno smaltimento illecito degli scarti di produzione: a giugno fu poi disposto il dissequestro temporaneo della struttura, per permettere all’Eni di effettuare i lavori di modifica indicati dai magistrati. I consulenti della Procura hanno poi verificato la correttezza delle modifiche, che ha permesso ai pm di inviare il parere favorevole al dissequestro al gip, che potrebbe pronunciarsi già nei prossimi giorni.

I pubblici ministeri hanno anche fornito all’Eni alcune indicazioni, che riguardano principalmente i nuovi codici da utilizzare per lo smaltimento delle acque e degli scarti di produzione. Quello del centro Olio di Viggiano è però solo un pezzo dell’inchiesta che ha acceso i riflettori sulle estrazioni di greggio: il 31 marzo furono anche disposte sei ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari - nei confronti dell’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino, e di cinque dipendenti dell’Eni - e due divieti di dimora (per l’ex vicesindaco di Corleto e per un ex dipendente della Regione).
I pm hanno anche indagato sui lavori di realizzazione del centro Olio della Total, a Corleto Perticara. Per questi due «filoni» i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone e dieci società, tra cui l’Eni: è stata invece stralciata la posizione del sottosegretario alla salute, Vito De Filippo (Pd) che esce definitivamente dall’inchiesta. La terza parte delle indagini, il «filone siciliano» che riguarda gli interessi della «cricca», capeggiata da Gianluca Gemelli - ex compagno di Federica Guidi, dimessasi dalla carica di ministro dello Sviluppo economico dopo le notizie sulle indagini - sul porto di Augusta per lo stoccaggio del petrolio lucano,è stato invece trasferito a Roma per competenza territoriale, a giugno, in base a una decisione della Procura generale della Cassazione. (di Davide De Paola, ANSA)

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