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Motivazioni del Riesame

Inchiesta petrolio a Potenza
«Dai dipendenti dell'Eni
un'attività criminosa»

Inchiesta petrolio, Riesame vicino L'Eni vuol ricominciare a produrre

POTENZA - «La condotta» dei cinque dipendenti del Centro Oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni - agli arresti domiciliari dallo scorso 31 marzo nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata - non è «affatto episodica» ma «denota una pervicace attività criminosa» che «si è protratta per lungo tempo, coinvolgendo un notevolissimo numero di persone».

Sono alcuni dei passaggi delle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Potenza ha respinto il ricorso presentato dai legali dei cinque indagati - Nicola Allegro, Roberta Angelini, Luca Bagatti, Antonio Cirelli e Vincenzo Lisandrelli - per la revoca delle misure cautelari: secondo i giudici del Riesame, inoltre, ognuno di loro ha «contribuito consapevolmente all’azione criminosa, apportando un proprio contributo causale e avendo la consapevolezza del contributo causale degli altri».

Il Tribunale fa particolare riferimento «all’alterazione dei dati» sui parametri delle sostanze inquinanti e sui codici di classificazione dei rifiuti: «Ciò che appare particolarmente significativo - è scritto nelle motivazioni - è che i 'datì, ovvero i risultati delle analisi, devono combaciare, a costo di artificiose sistemazioni, così denotando una ferma volontà di rappresentare agli organi di controllo una situazione formalmente corretta, senza tenere conto della effettiva realtà». Dalle intercettazioni, infine, emerge «chiaramente come gli indagati abbiamo una sistematica propensione alla mistificazione della realtà».

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