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A Potenza

Inchiesta petrolio, Riesame vicino
L'Eni vuol ricominciare a produrre

Martedì, l’udienza del Tribunale del riesame e, in date da stabilire, il sempre più probabile trasferimento a Roma del filone sul «quartierino»

Inchiesta petrolio, Riesame vicino L'Eni vuol ricominciare a produrre

POTENZA - L’inchiesta sul petrolio in Basilicata - che dal 31 marzo scorso, quando sei persone finirono agli arresti domiciliari, occupa lo scenario politico e mediatico italiano - ha davanti tre appuntamenti decisivi per il suo futuro: martedì, l’udienza del Tribunale del riesame e, in date da stabilire, il sempre più probabile trasferimento a Roma del filone sul «quartierino», probabilmente dopo l'interrogatorio del Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, indagato per abuso d’ufficio.

L’udienza del riesame non è importante soltanto per i sei arrestati - cinque dipendenti dell’Eni e l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd) - che vogliono tornare liberi. E’ importante per la decisione che i giudici prenderanno sulla richiesta dell’Eni di dissequestrare le due vasche del centro oli di Viggiano (Potenza) e il pozzo di reiniezione di Montemurro (Potenza). Dal 31 marzo, infatti, la produzione di petrolio a Viggiano - pari a 75 mila barili al giorno - è sospesa, con ricadute sulla raffineria di Taranto. L’Eni, col ricorso al riesame, è passata al contrattacco: «Reiniettare acque è lo standard internazionale», ha precisato la compagnia, riferendosi all’acqua estratta insieme al petrolio dai pozzi della Val d’Agri: i suoi legali ribatteranno all’accusa di smaltimento illecito dei rifiuti prodotti nel centro oli.

Se si considera che a «Tempa rossa», fra Corleto Perticara e Gorgoglione (Matera), la Total sta costruendo (con un investimento di 1,6 miliardi di euro) un altro centro oli che, forse dalla fine del 2017, dovrà lavorare 50 mila barili di petrolio al giorno - anche questi destinati a Taranto - è evidente che i giorni a venire saranno importanti per il settore petrolifero italiano (e il 17 si vota il referendum sulle trivelle in mare).

E qui si intrecciano, in modo stretto, le altre due «svolte": il trasferimento alla Procura della Repubblica di Roma delle carte sulla «cricca» che, attraverso l’emendamento alla legge di stabilità - costato le dimissioni alla Ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che lo annunciò al compagno, Gianluca Gemelli - vedeva con favore l’accelerazione dei lavori a «Tempa rossa» e agiva per ottenere altri favori e appalti; e l'interrogatorio di De Giorgi, protagonista del cosiddetto "filone siciliano», in riferimento al pontile del porto di Augusta (Siracusa), su cui in particolare l’imprenditore Gianluca Gemelli - secondo l’accusa - aveva messo gli occhi. L'ammiraglio sarà interrogato dai pm potentini «molto presto": dopo il riesame, ma entro una decina di giorni. De Giorgi dovrà rispondere a numerose domande: su alcune sue esternazioni legate alla legge navale e al libro bianco della Difesa, ma anche sui colloqui con presunti componenti di un «comitato d’affari» che avrebbe agito per condizionare le scelte di ministri del Governo, nonché sulla designazione del capo dell’autorità portuale di Augusta e sul trasferimento alla Spezia di un alto ufficiale della Marina «non gradito» alla «cricca». Infine, la posizione di Gemelli: la procura intende ricorrere in appello contro la decisione del gip di non accogliere la richiesta di arresti domiciliari per il compagno dell’ex Ministra Guidi - che non è indagata e che da lui ha preso le distanze nei giorni scorsi - per cui un interrogatorio dello stesso Gemelli non sembra imminente. Anche perché, al di là di qualche indiscrezione, una richiesta formale dell’indagato di essere sentito dai pm non risulta essere arrivata alla Procura di Potenza.

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