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Martedì 24 Aprile 2018 | 06:53

Prima valutazione dei pm degli atti raccolti

Potenza, la «cricca» del petrolio
Renzi: ignoriamo i pettegolezzi

I dirigenti dell’Eni ai domiciliari nel filone sul presunto smaltimento illecito dei rifiuti del Centro Oli di Viggiano hanno fatto ricorso al Riesame

Inchiesta petrolio, ricorsi al Riesame De Giorgi chiede di essere sentito M5S: Mattarella blocchi le riforme

POTENZA - Le intercettazioni «politiche" dell’inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata hanno, per il momento, guadagnato il centro del palcoscenico mediatico, relegando in secondo piano appalti e "oro nero": troppi i nomi altisonanti tirati in ballo dalla presunta «cricca» capeggiata da Gianluca Gemelli - dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, passando per il vertice dell’Arma dei Carabinieri - che portano a un’unica richiesta da parte dei palazzi romani, quella dei chiarimenti.
La replica di Delrio è giunta immediata: «Non ho mai ricevuto pressioni per appalti o nomine al Ministero. Non sono mai stato ricattato né mi ritengo ricattabile. Il fatto che un comitato di affari mi ritenga un pericolo mi onora, però credo che sia giusto accertare la verità dei fatti e per questo presenterò un esposto alla Procura perché voglio che gli italiani sappiano la verità così come io ho diritto di saperla». Il Ministro ha detto di voler sapere, attraverso le indagini che seguiranno all’esposto, «se vi sono realmente state attività dei Carabinieri o di altri organi investigativi che abbiano dato a comitati di affari elementi informativi contro un Ministro o un qualsiasi cittadino».


Intanto sono stati presentati i primi ricorsi al Tribunale del Riesame, dai cinque dipendenti dell’Eni (ai domiciliari), da un ex dirigente della Regione Basilicata e dall’ex vicesindaco di Corleto Perticara (Potenza), entrambi colpiti da divieto di dimora. L’Eni, inoltre, chiederà al Riesame il dissequestro di due vasche del centro olio di Viggiano (Potenza) e del pozzo "Costa Molina 2» e «l'accertamento in campo e in contraddittorio, mediante un incidente probatorio - precisa l'Eni - della correttezza delle modalità di operatività dell’impianto e in particolare della mancanza di pericolosità delle acque reiniettate».

I pm di Potenza sono quindi al lavoro per una prima valutazione complessiva degli atti raccolti, e sulla richiesta di Pietro Nocita, legale del Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, iscritto nel registro degli indagati per abuso di ufficio nel «filone siciliano" dell’inchiesta: l’ammiraglio vuole essere ascoltato. I pubblici ministeri starebbero anche valutando l’ipotesi di sentire De Vincenti, anche in questo caso per alcune intercettazioni in cui viene tirato in ballo dalla «combriccola» di Gemelli. Il contenuto delle migliaia di intercettazioni del «quartierino» ha portato poi ad altre reazioni: all’annuncio di ieri di Delrio - che intende presentare un esposto alla Procura in relazione a un presunto dossier che la «cricca» di Gemelli (alla quale Paolo Quinto, collaboratore della senatrice Pd Anna Finocchiaro, ha escluso categoricamente di appartenere, spiegando di aver incontrato Gemelli «privatamente in una occasione, nel 2014, al Senato") avrebbe voluto usare contro di lui - si aggiunge la precisazione del Comando Generale dei Carabinieri. I vertici dell’Arma hanno «escluso qualsiasi rapporto» con Valter Pastena (indagato nel filone siciliano) «salvo quelli imposti da ragioni formali e istituzionali, in relazione al precedente incarico di questi quale direttore dell’Ufficio centrale del Bilancio presso il Ministero della Difesa». In alcune conversazioni con Gemelli (che effettivamente era al Senato la mattina del 27 novembre 2014, data di una riunione, ma nel pomeriggio, della Commissione Affari Costituzionali), Pastena parla di un incontro con il "nuovo Capo di Stato Maggiore, che verrà a pranzo a casa mia... è grande amico mio...».

Il Comando Generale dei Carabinieri ha inoltre «auspicato» che possa essere chiarito anche il passaggio su un presunto incontro tra lo stesso Pastena e un carabiniere, che avrebbe partecipato alle indagini svolte negli anni scorsi a Reggio Emilia sulla vicenda del presunto dossier contro Delrio.

RENZI: IGNORIAMO I PETTEGOLEZZI - Matteo Renzi, nel primo consiglio dei ministri del dopo caso Guidi, richiama tutti ad andare avanti, a non dare retta «ai pettegolezzi», come derubrica scontri e gelosie tra ministri emersi dalle intercettazioni, ma a concentrarsi con ancora più forza nell’azione riformatrice del governo. «Non è cambiato nulla, è evidente il tentativo di far passare il messaggio che in politica tutti sono uguali ma non è così», è la linea del premier che confida nella velocità della magistratura per chiudere una vicenda che ha scatenato l’assalto delle opposizioni.


Nonostante la volontà di fare presto, il premier ha deciso di prendersi ancora qualche giorno, anche una settimana, per decidere chi sarà il successore di Federica Guidi al Mise. Un ministero troppo strategico per sbagliare la scelta che, a quanto si apprende, dovrebbe ricadere su una personalità politica ma con esperienza tecnica. Vuota la sedia dell’ex ministro dello Sviluppo, a quanto si apprende, Renzi non ha voluto ignorare, in apertura di riunione del consiglio dei ministri, un accenno alla vicenda prima di cominciare ad affrontare i numeri del Def. La linea è sempre la stessa: il governo rivendica di aver sbloccato il progetto Tempa Rossa, fermo da 25 anni, così come altre opere. «Il mio rammarico? Averne sbloccate meno di quante avrei voluto. Ma sarà la nostra priorità per i prossimi due anni», rilancia il leader Pd nell’e-news.


Per questo, incoraggiando la magistratura «ad arrivare presto a sentenza», Renzi chiede ai ministri di ignorare attacchi e polemiche. Alle accuse M5S al «governo-cricca», come ad ogni altra accusa considerata calunnia, il Pd risponderà a botte di querele. Quanto alle intercettazioni, emerge fastidio per la pubblicazione di conversazioni che nulla c'entrano con le inchieste. «Ciò che costituisce pettegolezzo dovrebbe essere derubricato a quello che è. Non tutto quello che è stato pubblicato attiene alla dimensione giudiziaria», afferma il premier per il quale «il fatto che ci siano frasi più o meno educate, più o meno eleganti, sicuramente colpisce l’opinione pubblica, ma se mettessero sotto controllo i telefoni delle vostre redazioni, molti colleghi non sarebbero contenti di quanto detto dal vicino di scrivania».
Ma se Renzi si mostra imperturbabile, molto più scossa dalla vicenda Guidi appare la sinistra. «Sarebbe molto saggio se il capo del governo assumesse l’occasione delle vicende di questi giorni per fare una verifica, un tagliando all’esecutivo», chiede Gianni Cuperlo che, come Pier Luigi Bersani, critica l'"eccessiva concentrazione di potere in poche mani» di questo governo. Uscite e interviste che irritano i renziani. Ma il premier preferisce guardare ai risultati sia interni sia europei: grazie al suo forcing con la Ue arriveranno, evidenziano fonti di governo, altri 11 miliardi di flessibilità dopo i 16 dello scorso anno.

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