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interrogata, non risponde al Gip

Ex sindaco Corleto Perticara
«Nessun ritorno personale»

Rosaria Vicino avrebbe soltanto fatto una breve dichiarazione spontanea

L’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd)

Rosaria Vicino

POTENZA - L’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd), non ha risposto alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia che si è svolto stamani al palazzo di giustizia di Potenza. Vicino - secondo quanto si è appreso - avrebbe soltanto fatto una breve dichiarazione spontanea. Uscendo dal palazzo di giustizia, né Vicino né il suo avvocato hanno risposto alle domande dei giornalisti. Prima della Vicino, anche l’ex vicesindaco di Corleto, Giambattista Genovese - colpito dal divieto di dimora - si è avvalso della facoltà di non rispondere.

NESSUN RITORNO PERSONALE - «Ho agito nell’interesse della comunità, senza alcun ritorno personale e senza ottenere vantaggi economici o elettorali»: è questo uno dei passaggi più importanti della dichiarazione spontanea rilasciata al gip del Tribunale di Potenza dall’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd), durante l’interrogatorio di garanzia.

LE INTERCETTAZIONI CHE INCASTRANO IL SINDACO - «Guagliò qua i voti devono uscire!». Così, impegnata nel 2014 a creare consenso elettorale per il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, gridava al telefono il sindaco di Corleto Perticara (Potenza). E' quanto scrive il settimanale Panorama. «Da un lungo capitolo dell’ordine di custodia cautelare firmato dal Tribunale di Potenza, attraverso numerose intercettazioni, emerge la pesante influenza dei due esponenti del Pd lucano su tre diversi livelli elettorali: le primarie locali del Pd, le amministrative e le europee del maggio 2014», scrive il settimanale, secondo il quale «al centro delle considerazioni del giudice per le indagini preliminari sono proprio De Filippo e il sindaco Vicino, impegnati a far prevalere i propri candidati su quelli degli altri partiti e delle correnti avverse nel Pd. Non si tratta però - osserva Panorama - di un corretto impegno politico.

Scrive il giudice: «L'impegno della Vicino va ben oltre. È emerso infatti come lo stesso sindaco si sia reso responsabile di condotte gravi». Nelle primarie locali del Pd, secondo quanto riportato, Vicino induce un vigile urbano a «recarsi alle urne, al fine di esprimere numerose preferenze in favore del candidato di De Filippo, utilizzando documenti appartenenti ad altre persone». Alle europee sostituisce illegittimamente un presidente di seggio con il suo ex autista.
Il giudice descrive «una commistione d’interessi di varia natura, per cui da una parte la Vicino controlla il territorio anche grazie ai posti di lavoro ottenuti e distribuiti attraverso le società che operano nella realizzazione del centro oli di Tempa Rossa (e non solo) e dall’altro ne ottiene l'equivalente in termini di consenso elettorale, che la stessa Vicino è poi in grado di spendere presso il suo referente politico, De Filippo, ottenendone pure benefici personali». Il beneficio di cui scrive il magistrato è l’assunzione del figlio del sindaco, per cui De Filippo assicura il proprio interessamento: «È come un figlio per me!». I magistrati hanno quindi ricostruito che, effettivamente, il figlio del sindaco è stato assunto da una società fornitrice dell’Eni.

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