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L'inchiesta sul petrolio

Dalle mense alle forniture il «sistema» Vicino a Corleto

Le assunzioni e le mediazioni per filtrare le autorizzazioni. Il caso della Coop La Cascina

L’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd) - ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sulle estrazioni di petrolio in Basilicata - è una «figura centrale» nelle indagini, con «prevaricazioni nei confronti delle imprese» per «rilasciare autorizzazioni in cambio di posti di lavoro», e «pressioni sui manager per avvantaggiare imprese a lei vicine», con l’obiettivo del «consenso elettorale».
I magistrati di Potenza lo definiscono senza giri di parole il «sistema Vicino», un «punto di riferimento» dell’inchiesta. Accanto a lei l’ex vicesindaco, Giambattista Genovese (destinatario di un provvedimento di divieto di dimora). L’ex sindaco non solo usava il cellulare intestato alla Provincia di Potenza (di cui era assessore all’istruzione prima della riforma) per «usi personali», e l’auto del Comune - una «Panda" - per «ogni esigenza personale» (dall’acquisto del pane, alla spesa al mercato, fino agli appuntamenti dalla parrucchiera), ma soprattutto sfruttava la presenza della Total nel suo "territorio» per «allargare il proprio consenso elettorale" trattando assunzioni e autorizzazioni con imprese e aziende.

Agli atti dell'inchiesta vi è anche un riferimento alla cooperativa "La Cascina" (quella indagata in Mafia Capitale), che gestiva i servizi di mensa e pulizia per conto della Total. In alcune intercettazioni ambientali con un responsabile della coop romana, il sindaco induce a eseguire una serie di assunzioni con tanto di nomi e cognomi, sollecitando in tal senso anche l'interesse della società per l'appalto della refezione scolastica "il tutto nell'ottica di agganciare il discorso elettorale agli affari della ditta interessata all'aggiudicazione del servizio di una mensa scolastica", scrive il gip.


«Le autorizzazioni sono le nostre armi» per far assumere gente del posto, «e le dobbiamo utilizzare», secondo quanto emerge dalle intercettazioni che riguardano Vicino, con tanto di "liste» di nominativi predisposte da sindaco e vicesindaco, e con la «minaccia che, in caso contrario, non sarebbe stato più emesso alcun provvedimento dal Comune in favore della Total». Stesso discorso fatto ai rappresentanti delle aziende che riceveranno gli appalti, e che devono «soddisfare» le richieste dell’ex sindaco in termini di assunzioni, non solo per i lavori di realizzazione del centro oli di «Tempa rossa», ma anche per le pulizie, il servizio di vigilanza e le mense. La donna, infine, «nell’affannato bisogno di realizzare le sue mire - scrive il gip nell’ordinanza - non disdegnava neppure di imporre agli imprenditori che alcuni lavoratori già assunti venissero 'levatì per far posto ai nominativi da lei segnalati».

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