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Martedì 17 Ottobre 2017 | 04:12

Un marchio collettivo per l’extravergine lucano

di GIOVANNA LAGUARDIA
Un marchio collettivo per l’extravergine lucano
di GIOVANNA LAGUARDIA

Anche in Basilicata è in pieno svolgimento la campagna olivicola del 2015. E proprio in questi giorni sulò settore primario si abbatte l’ombra dell’ennesimo scandalo alimentare. Questa volta si tratta di una frode in commercio, perpetrata non dai «soliti» cinesi, ma da note aziende del settore oleario: note aziende del settore finite sotto indagine perché avrebbero spacciato per extravergine di oliva olio che non era tale. Sorge, a questo punto, spontanea la domanda: come difendere dai possibili danni di immagine l’olivicoltura, che rimane a tutti gli effetti una delle più grandi eccellenze e tradizioni dell’agricoltura lucana?

Per l’Oprol (Organizzazione Produttori Olivicoli Lucani aderente alla Cia ed associata al Consorzio Nazionale Olivicoltori), la risposta è una sola: accelerare «il percorso del marchio unico, che è l’unico strumento in grado di proteggere le nostre produzioni di qualità e al tempo stesso accrescere la remuneratività degli olivicoltori lucani, secondo il percorso avviato di intesa con l’assessore Luca Braia, è la più efficace per difendere dalle frodi i nostri produttori e naturalmente i consumatori».
Ma a che punto è arrivato il percorso verso il marchio unico? «Il percorso è arrivato ad ottimo punto - risponde l’asses - sore regionale all’ag ricoltura, Luca Braia - perchè sono stati già compiuti tutti i passi di condivisione con gli organismi e gli enti interessati e giovedì prossimo ci sarà la prima riunione del comitato tecnico permanente sull’olio di oliva. Il primo passo sarà la creazione di un marchio di certificazione volontaria e nel frattempo saranno avviate le pratiche per il riconoscimento della Igp Basilicata». Un percorso nel quale rientrerà anche l’olio del Vulture, che è attualmente l’unica Dop lucana del settore.

L’Oprol, dal canto suo, sottolinea la necessità di mettere in campo anche altre iniziative per debellare le frodi alimentari, tra cui «una campagna di sensibilizzazione dei consumatori e dei responsabili di acquisto, i quali devono essere messi in condizioni di riconoscere l’autentico olio extravergine di oliva italiano ed essere consapevoli che dietro un prezzo conveniente si celano truffe e inganni. È arrivato, inoltre, il momento di rendere più selettiva la classificazione degli oli di oliva».
In Basilicata la superficie coltivata ad olivi supera i 30mila ettari ed è distribuita sull’85% del territorio regionale. Il 57% circa in provincia di Matera ed il restante 43% in provincia di Potenza. Il 10% della produzione è coltivata con metodi biologici. Sono circa 5 milioni, in totale, le piante di olivo presenti che svolgono una funzione protettiva del paesaggio, di difesa dell’ambiente e del suolo da erosione e smottamenti. In condizioni ottimali la produzione di olio extra vergine di oliva della Basilicata con 5 mila tonnellate all’anno rappresenta il 6% della produzione lorda vendibile regionale e circa il 2% di quella nazionale.
Tra le varietà più diffuse e utilizzate per la produzione di qualità destinata all’imbottigliamento si trovano: Coratina, Leccino, Ogliarola del Vulture e del Bradano, la Maiatica. L’olio, dal fruttato medio-leggero, si distingue per una presenza persistente di dolce e piccante.

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