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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 04:11

Blitz anti prostituzione due arresti a Potenza

Blitz anti prostituzione due arresti a Potenza
POTENZA – Un uomo e una donna – Antonio Scavone, di 40 anni, e la sua compagna, Jimenez Milagros Mosquea, di 38, di origine dominicana – sono agli arresti domiciliari al termine di un’operazione della Polizia che, a Potenza, ha interrotto un "fiorente mercato" di prostitute e transessuali che si svolgeva in appartamenti tutti situati nel centro storico e in condomini di zone centrali della città.

Scavone, che è di Ruoti, e Mosquea sono accusati, in concorso, di aver agevolato, favorito e sfruttato la prostituzione. I due si preoccupavano di affittare gli appartamenti – soprattutto "in nero" – dove poi prostitute e trans (in totale, almeno una quindicina) avrebbero ricevuto i clienti, decine e decine di uomini che fissavano gli appuntamenti o rivolgendosi a Scavone, raggiunto attraverso il normale "passaparola", o contattando tre siti di incontri. Fornivano anche informazioni a prostitute e trans (nella maggior parte dei casi provenienti dal Sud America) sui mezzi di trasporto per giungere a Potenza, sui prezzi medi di mercato delle prestazioni (50 euro), sulla pubblicazione degli annunci sui siti internet e sulle "propensioni sessuali dei potentini" (i trans giudicavano "molto favorevole" il mercato nel capoluogo lucano).

Scavone e Mosquea – quest’ultima si occupava anche di "sostituire" con nuovi arrivati le donne e i transessuali che lasciavano le case – ottenevano 50 euro al giorno da ciascuna delle donne o dei transessuali ospitati negli appartamenti (la donna si è vantata con una sua connazionale di riuscire a guadagnare oltre quattromila euro al mese).

Le indagini della squadra mobile della questura di Potenza sono cominciate quando gli agenti hanno fatto un controllo in un condominio di via Mazzini, in seguito alle segnalazioni di persone che vi abitano e che avevano capito che in uno degli appartamenti si praticava la prostituzione. Gli investigatori sono risaliti quindi a Scavone e ai "servizi" che offriva a prostitute e trans (una delle donne aveva registrato il suo nome nella rubrica telefonica sotto la voce "Casale Potensa", particolare che ha dato il nome all’operazione della Polizia), compreso un avvocato da contattare "in caso di problemi" proprio con la Polizia.
Dalle indagini della squadra mobile sono emerse anche responsabilità nei riguardi dei proprietari di alcuni degli appartamenti affittati, che sono stati denunciati per favoreggiamento: secondo l’accusa, sapevano bene che nelle loro case si esercitava la prostituzione ma hanno taciuto per continuare a guadagnare alcune centinaia di euro al mese (in un caso, uno di loro ha tentato di "sviare le indagini" sulla persona che aveva effettivamente in affitto l’appartamento, cioè Scavone).

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