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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:03

Ferrovie lucane, servono 1,6 mld, ci sono 250 milioni

Ferrovie lucane, servono 1,6 mld, ci sono 250 milioni
ANDREA DEL MONACO*
Secondo il governo l’Italia sta ripartendo. Gli italiani a Sud di Salerno spesso partono solo con l’automobile. Sopratutto i lucani, i calabresi e i siciliani. Gli interventi per le ferrovie lucane costano 1.863 milioni e il Governo ha stanziato solo 248 milioni: mancano 1.615 milioni. Gli interventi per le ferrovie calabresi costano 1.875 milioni e il Governo ha stanziato solo 697 milioni: mancano 1178 milioni. Per le ferrovie siciliane mancano 8,8 miliardi. I meridionali partono in automobile perché i treni e le ferrovie al Sud sono pochi e inadeguati.

Sui treni meridionali il Governo Renzi, come i Governi precedenti, mette poche risorse. Nel contempo i pochi soldi stanziati sono spesi male e divengono strumento di corruzione: purtroppo la «mazzetta» corre sui binari. Giovedì la Procura di Palermo ha ottenuto l’arresto (ai domiciliari) con l’accusa di concussione, di Dario Lo Bosco presidente di Rete Ferroviaria Italiana: secondo i Pm palermitani avrebbe ricevuto una tangente di 58.000 euro legata a un appalto per l’acquisto di un sensore­prototipo; tale sensore sarebbe stato necessario per monitorare la vetustà delle carrozze affittate a terzi. L’inchiesta è sacrosanta e viene dopo i processi a Roma (Mafia Capitale), Milano (Expo) e Venezia (Mose). Senza tali processi l’inchiesta palermitana avrebbe potuto essere usata per giustificare l’assenza di fondi per le ferrovie meridionali in Legge di Stabilità. Il Governo avrebbe potuto affermare: «Cari meridionali non finanziamo le ferrovie per voi perché siete corrotti». In realtà il Governo non finanzia i treni del Sud per altre ragioni. Il premier non si immedesima nel produttore di mozzarelle di Gioia del Colle. Quale strada fa per portare le sue mozzarelle a Reggio Calabria? L’on. Ludovico Vico (Pd) pose tale quesito a Michele Mario Elia, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, il 29 settembre scorso alla Camera dei deputati. Vico ebbe come risposta il silenzio assoluto : ieri il vicepresidente di Confindustria, Alessandro Laterza, ha registrato lo stesso silenzio di Renzi sulla riduzione del divario Nord­Sud. Quando ad agosto Renzi aveva promesso il Masterplan per il Mezzogiorno Laterza gli aveva creduto. Oggi per Laterza «la promessa è stata disattesa». Vico e Laterza potrebbero dialogare.

Da un lato i parlamentari meridionali di maggioranza potrebbero vincolare il loro voto in Legge di Stabilità allo stanziamento delle risorse per le infrastrutture meridionali. Analogamente la Confindustria (quando partecipa ai tavoli tecnici del Governo sulla spesa dei Fondi Europei e del Fondo di Sviluppo e Coesione) dovrebbe vincolare il suo appoggio a Renzi ad una semplice condizione: lo stanziamento dei soldi sulle ferrovie e i porti meridionali che il Governo ha già programmato.

Come ha ricordato ieri Lino Patruno «ai testoni di Bergamo», i treni del Sud servirebbero anche al Nord: sarebbero utili a far arrivare le mozzarelle di Gioia del Colle a Reggio Calabria e Bergamo, servirebbero ad inviare i prodotti bergamaschi a Gioia del Colle e Reggio.

Le imprese meridionali sopportano alti costi per il trasporto delle loro merci su gomma . Al contrario le imprese settentrionali sopportano costi di trasporto (relativamente) bassi delle loro merci perché sono servite da ferrovie adeguate. Nel contempo, un cittadino torinese oggi raggiunge comodamente e velocemente Venezia e Trieste. Purtroppo un cittadino barese è costretto ad usare l’automobile per arrivare a Reggio Calabria.

Il Sud è Italia? Il governo lo dimostri e stanzi i soldi.

Analizziamo le singole opere progettate da Ferrovie dello Stato in Basilicata, Calabria e Sicilia, precisando i costi complessivi, le risorse stanziate e le risorse mancanti. In Basilicata il Contratto di Programma del Governo prevede cinque interventi. Sulla tratta Metaponto­Sibari­Bivio S. Antonello l’intervento per la variante Amendolara e per le rettifiche del tracciato costa 260 milioni: nulla è stato stanziato e nulla è stato chiesto in Legge di Stabilità. La Potenza­ Metaponto costa 646 milioni: è stato stanziato solo un milione, servono altri 645 milioni. La Battipaglia­Potenza costa 491 milioni: anche qui è stato stanziato solo un milione, servono 490 milioni. Va meglio per la famosa nuova linea Ferrandina­Matera La Martella: costa 265 milioni, sono stati stanziati 45 milioni, servono altri 220 milioni. L’ammodernamento della linea Potenza­Foggia costa 200 milioni: sono stati stanziati tutti. Malgrado manchino 1.615 milioni per questi cinque interventi in Basilicata, nulla risulta richiesto in Legge di Stabilità.

Vediamo gli interventi in Calabria (ovviamente l’intervento sulla variante Amendolara è in comune con la Basilicata). Il raddoppio della Paola­Cosenza (tratta bivio S.Antonello­ bivio S.Lucido) costa 718 milioni e non è stato finanziato per nulla. Sulla Metaponto­Sibari­Bivio S.Antonello gli interventi per la variante Cosenza­Sibari e per l’upgrading prestazionale costano 155 milioni e sono stati finanziati tutti. Inoltre sulla linea Battipaglia­Reggio Calabria è stato finanziato l’adeguamento tecnologico e infrastrutturale per l’incremento delle prestazioni e dell’affidabilità: costa 230 milioni. Al contrario, zero euro per la Stazione di Reggio Calabria; l’abbassamento del piano binari e l’intubamento del tratto urbano costerebbe 200 milioni: devono ancora essere trovati.

Il Governo finanzia la velocizzazione della direttrice Salerno­Reggio Calabria e delle linee afferenti (tratta Campora­Lamezia­Rosarno e Lamezia­Catanzaro­Sibari): costa 40 milioni. Ecco altre quattro opere finanziate. Ci sono i sette milioni per le opere di mitigazione della variante di Cannitello. Il Governo ha stanziato i 100 milioni per l’ammodernamento, il potenziamento infrastrutturale e tecnologico della rete ferroviaria della Calabria. Ci sono 84 milioni per i miglioramenti infrastrutturali in Calabria; infine sono stanziati 81 milioni per il collegamento Lamezia­Catanzaro­dorsale ionica: serviranno per lo studio di fattibilità e la realizzazione del primo lotto funzionale (elettrificazione).

E concludiamo con i dati del Contratto di Programma della Sicilia. La somma degli interventi programmati dal Governo ha un costo di 12,53 miliardi: sono stati stanziati solo 3,68 miliardi, occorre trovare altri 8,85 miliardi. Per fare cosa? Per esempio la tratta Raddusa­Agira­ Fiumetorto, all’interno del nuovo collegamento Palermo­Catania: costa 5.277 milioni, sono stati stanziati solo 64 milioni, servono 5,2 miliardi. Oppure il celebre raddoppio della tratta Giampilieri­Fiumefreddo sull’itinerario Messina­Catania: costa 2,3 miliardi, sono stati stanziati solo 46 milioni, servono 2.254 milioni.

Il governo trovi i soldi e dimostri che Metaponto e Giampilieri sono in Italia. Come Bergamo e Firenze.
*Esperto Fondi Europei

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