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Potenza invasa dall'eolico ora è rischio deregulation La Regione: troppa diffusione

Potenza invasa dall'eolico ora è rischio deregulation La Regione: troppa diffusione
MASSIMO BRANCATI
POTENZA -Un parco eolico alle porte di Potenza. Sta sorgendo in sordina, tra l’indifferenza della città, con impianti che spuntano come funghi a ridosso di abitazioni in campagna. Uno dietro l’altro a scandire gli agglomerati di contrada Torretta, Giuliano, Botte e Montocchio. Apparentemente senza un disegno comune, «figli» di padroni diversi, di multinazionali con ramificazioni nel nord Italia, ma tutti pronti a confluire nella rete nazionale dell’energia elettrica. Con ritorni economici non indifferenti. Un business in piena regola che si sta sviluppando, intendiamoci, con autorizzazioni alla mano, ma che genera più di qualche interrogativo sull’impatto ambientale ed estetico al punto da spingere il Comune di Potenza e, in particolare, l’Unità di direzione Edilizia, Pianificazione, Suap, Ricostruzione, Attività produttive e Marketing urbano, a intraprendere una battaglia a colpi di carte bollate e di ricorsi contro l’avanzata delle compagnie di Eolo.regole Verrebbe da dire «una battaglia contro i mulini a vento» perché la sostanziale deregulation che regna nel settore (manca un piano regionale aggiornato) continua ad aprire le porte alle ruspe soprattutto per l’installazione di impianti eolici di taglia ridotta, il cosiddetto «minieolico» (potenza fino a 200 Kw). Sarà pure mini, ma quelle pale che in questi giorni squarciano il cielo grigio delle contrade di Potenza sono dei totem invadenti e pericolosi. È un’eventualità remota, ma c’è anche la possibilità che le grandi eliche possano sganciarsi: un conto è finire la loro «corsa» in aperta campagna, un altro è rischiare di travolgere abitazioni situate a un tiro di schioppo.Ed è uno dei temi su cui il Comune ha focalizzato l’attenzione nei suoi ricorsi al Tar, puntualmente respinti. In alcuni casi la contesa legale ha scalato il grado di giudizio approdando al Consiglio di Stato, ma - come dicevamo - per le società dell’eolico la strada sembra spianata. Molto di più di quei tratturi che ieri mattina, in compagnia del consigliere comunale Savino Giannizzari (M5S), abbiamo attraversato per raggiungere le pale a oltre 1.000 metri.

Le procedure di autorizzazione di questi impianti sono «impalpabili» soprattutto se confrontate con il marasma burocratico che ruota attorno a tanti altri settori: basta appellarsi alla Pas (Procedura Abilitativa Semplificata) per aprire un cantiere. Trascorsi trenta giorni dalla presentazione al Comune scatta il via libera ai lavori senza che il progetto venga sottoposto a verifica ambientale. Con tutta probabilità la semplificazione estrema delle procedure è stata decisa dal legislatore per favorire sul territorio la diffusione di questi impianti nel mondo agricolo.selvaggio Ma la situazione sta sfuggendo di mano perché gli aerogeneratori che dovevano servire ad alimentare aziende di piccoli agricoltori non solo stanno proliferando, ma hanno perso di vista (semmai l’abbiano davvero perseguita) la loro «mission» creando, di fatto, una ragnatela in cui imprigionare le aree rurali e le loro case. Oggi nel territorio potentino sono oltre 180 i mini-aerogeneratori già installati, tutti smarcati dalla valutazione di impatto ambientale (Via) perché compresi tra i 60 e i 200 Kw. Sono, di fatto, sottratti a ogni controllo di natura pubblica. La Pas, insomma, si è rivelata un pretesto per aggirare l’obbligo di sottoporre il progetto al complicato processo della Via. Altra questione chiamata esplicitamente in causa dal coordinatore comunale del Sude (Sportello unico digitale per l’edilizia), Antonio Capozza, e dal dirigente dell’Unità di direzione Pianificazione del Comune, Giancarlo Grano, nei ricorsi al Tar: «È una tendenza - spiegano - che sta producendo esiti indesiderati dal punto di vista dell’inserimento ambientale e peraltro danneggia l’immagine stessa di una tecnologia «pulita» che nasce per inserirsi armonicamente nel territorio e per costituirsi come una forma di integrazione del reddito degli agricoltori, scongiurando nel contempo l’abbandono delle terre».moratoria Secondo Capozza e Grano è necessaria una decisa azione di contrasto del fenomeno per «scongiurare l’ulteriore compromissione del nostro territorio». Lo stesso ufficio comunale ha provato, senza successo, a porre un freno all’avanzata delle pale attraverso la direttiva dirigenziale del 14 marzo 2014 (a seguito della quale sono state inibite alcune Pas) e per il tramite di relazioni inviate all’ufficio legale finalizzate a controdedurre alle motivazioni poste a base dei ricorsi proposti al Tar e al Consiglio di Stato. Ma la giustizia amministrativa, per ora, è un muro contro muro. Occorrerebbe, a questo punto, intervenire a livello legislativo. Di qui l’appello ad una revisione del Piano energetico ambientale regionale e a una «moratoria» di tutte le autorizzazioni relative agli impianti minieolici, fatta eccezione per quelli proposti da soggetti dediti all’agricoltura o alla produzione. invasione Appello ripreso dal consigliere comunale Savino Giannizzari (M5S) grazie al quale il tema è ora all’attenzione del parlamento europeo (si veda box al lato).Nel frattempo tra Torretta, Giuliano, Botte e Montocchio, aree praticamente inglobate nel tessuto cittadino, è un viavai di camion e mastodontici pezzi da assemblare. I residenti assistono impotenti all’«invasione» che inevitabilmente andrà ad impattare sulla loro quotidianità tra inquinamento acustico (sicuro) ed elettromagnetico (presunto). Da queste parti le pale girano. Eccome se girano.

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