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Potenza, strage in scena era ostruita la canna del fucile

Potenza, strage in scena  era ostruita la canna del fucile
di Massimo Brancati

POTENZA - È un primo, ma determinante tassello del mosaico investigativo: il fucile di scena, durante la rappresentazione storica dei briganti in contrada Dragonara, a Potenza, è esploso perché aveva la canna ostruita. Effetto bomba che è costato la vita a due figuranti, Agostino Tarulli, 56 anni, e Donato Gianfredi, 55. Lo ha appurato la polizia scientifica che ha ultimato la perizia sull’arma. Mancava, dunque, la presa d’aria capace di «diluire» la potenza dello scoppio così come stabilisce la legge 288 del 10 dicembre 2010 (e successive modifiche) che regolamenta l’utilizzo di pistole e fucili di scena: «Per armi da fuoco per uso scenico si intendono le armi alle quali, con semplici accorgimenti tecnici, venga occlusa «parzialmente» la canna al solo scopo di impedire che possa espellere un proiettile ed il cui impiego avvenga costantemente sotto il controllo dell’armaiolo che le ha in carico». Ecco, quel «parzialmente» spiega che comunque va garantita una minima valvola di sfogo per evitare ciò che purtroppo è accaduto a Dragonara.Resta da capire, a questo punto, che cosa abbia determinato quell’ostruzione: qualcuno degli spettatori racconta che durante la rappresentazione il fucile sarebbe scivolato a terra «imbarcando» terriccio e altro materiale nella canna. Da valutare anche la possibilità che l’impatto con il terreno possa aver determinato microlesioni alla struttura, provocando l’ammaccamento della canna.

L’alternativa è che l’arma sia stata consegnata già in questo stato. Il che chiamerebbe in causa l’armeria dov’è stata presa e il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia dove si rilascia il via libera per l’utilizzo. Sempre che il fucile sia stato sottoposto regolarmente a verifica.

Terza ipotesi, ancora più grave, quella dell’occlusione volontaria. Un attentato, insomma. E qui si aprirebbero scenari ancora più inquietanti.

Saranno le successive perizie a stabilire l’origine di questo «tappo» assassino. Già prima del responso delle analisi della polizia scientifica, per la verità, chi si intende di armi aveva parlato di possibile occlusione della canna quale causa dell’esplosione, escludendo che un carico eccessivo di polvere da sparo abbia potuto provocare quel putiferio.

In attesa che il Pm Valentina Santoro decida se aprire o meno un fascicolo giudiziario con l’ipotesi di reato di omicidio colposo e che si indichi la data dei funerali (per quell’occasione il sindaco Dario De Luca ha proclamato il lutto cittadino), l’attenzione è ora focalizzata sulle condizioni dei feriti, a cominciare da Lorenzo, il bambino di 5 anni ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Carlo di Potenza. Una buona notizia: da ieri il piccolo respira in modo autonomo. Colpito da una scheggia di ferro che ha lesionato il diaframma, un polmone e il fegato, Lorenzo è stato operato subito dopo l’arrivo in ospedale: uscito dalla sala operatoria è stato trasferito in rianimazione. Ieri mattina medici lo hanno staccato dal respiratore: si tratta – sottolineano fonti dell’azienda ospedaliera potentina – di un «passo avanti significativo», anche se la prognosi resta riservata. Porterà per sempre con sé i segni di quel maledetto sabato sera un trentenne che aveva partecipato alla rappresentazione come figurante: le schegge lo hanno colpito all’avambraccio, rendendo inutile qualsiasi tentativo di recuperare l’arto. I medici dell’ospedale San Carlo non hanno potuto fare altro che decidere per l’amputazione.

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