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Martedì 26 Settembre 2017 | 02:21

Vaglio e il mistero delle pietre nere resti di un meteorite?

di MASSIMO BRANCATI
Vaglio e il mistero delle pietre nere resti di un meteorite?
di MASSIMO BRANCATI

VAGLIO DI BASILICATA - Conosce le pietre dell’area come le sue tasche. Non solo perché vive in questa zona da sempre: con i sassi e le rocce, infatti, «modella» la passione per la scultura. La materia prima delle sue opere, insomma, non ha segreti. Lo pensava fino al giorno in cui si è imbattuto in massi di colore scuro, durissimi, dalle inedite striature, non legati al contesto del territorio. Carmine Losasso, operaio e artista di Vaglio di Basilicata, è un uomo pragmatico, serio, temprato dalla fatica e dalla vita che non gli ha mai regalato niente. Non cerca pubblicità e non è il visionario che parla di incontri ravvicinati con Ufo ed extraterrestri.

Ma di terrestre quelle pietre scure, secondo Losasso, hanno ben poco. Mai viste prima. Assolutamente estranee al terreno di Vaglio di Basilicata. Si trovano a ridosso degli scavi archeologici di Serra, in una striscia di suolo lunga poco più di un chilometro e larga 500 metri. Solo qui è possibile vedere queste misteriose rocce, pesanti e durissime come nessun’altra. Sembra ferro. Se non fosse per il colore diverso (marrone tendente al nero invece che verde smeraldo) la letteratura fantascientifica potrebbe aver trovato qui la location della kriptonite tanto odiata da Superman.

Inevitabile scherzarci su, ma lo scenario ipotizzato da Losasso non è poi così lontano: «Chissà, magari si tratta proprio dei resti di un meteorite». Ipotesi avvalorata da un dettaglio: accanto si scorgono pietre, queste sì assolutamente indigene, che sembrano essere bruciate. Che sia il segno dell’impatto di materiale infuocato proveniente dal cielo? «Nel mio terreno - conferma lo scultore - ci sono pietre che hanno avuto certamente a che fare con il fuoco. Si tratta di massi della zona».

Diciamo subito che non è una scoperta recente. Quei sassi scuri stanno lì da molti anni: «Me ne parlava anche mio padre - aggiunge Losasso - ma nessuno ha mai voluto approfondirne l’origine. Proprio a causa della mia passione per la scultura sono sempre alla ricerca di pietre da lavorare e sono stati incuriosito da questa roccia. Ho provato anche a lavorarla, ma non c’è verso, sembra indistruttibile. Non riesco nemmeno a scalfirla».

Deciso a capire cosa sia quell’ammasso sconosciuto, Losasso, per il tramite di amici, l’ha fatto analizzare. La risposta è per addetti ai lavori: a parte il termine quarzite è un pullulare di formule chimiche ed elementi non meglio precisati. Insomma, il mistero della provenienza non è stato svelato. La Gazzetta allora ha chiamato in causa il presidente dell’Ordine regionale dei geologi, Raffaele Nardone, per cercare di fare luce sul ritrovamento delle rocce e, soprattutto, sulla loro origine. Per avere un quadro più dettagliato e preciso è necessario sottoporre un campione ad attenta analisi e questo potrà avvenire soltanto nei prossimi giorni (sulla questione è stato informato anche Giacomo Prosser, docente dell’Università di Basilicata che si è riservato di esprimersi dopo aver visionato il materiale).

Ma a Nardone è bastato guardare la foto del masso per escludere che sia un meteorite: «Secondo me - dice rimandando una sentenza più precisa solo dopo aver «vivisezionato» la pietra - si tratta di una roccia arenaria il cui colore deriva dall'alterazione (Flysch Numidico)». Potrebbe essere, dunque, una roccia sedimentaria con varie stratificazioni. Tutto assolutamente terrestre. Se così sarà, resta solo da capire come mai queste rocce si trovano soltanto in un punto preciso di Vaglio, lungo un fazzoletto di terreno.

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