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L'incompiuta che da 30 anni «domina» spiaggia a Maratea

L'incompiuta che da 30 anni «domina» spiaggia a Maratea
PINO PERCIANTE
MARTEA - Un albergo a ridosso della spiaggia. Con buona pace delle norme sulla salvaguardia delle aree prossime al mare. Storia di presunte irregolarità edilizie e di cementificazione selvaggia. Il caso risale alla fine degli anni ‘80 ma ancora oggi è al centro di un contenzioso: tutto ruota attorno alla costruzione di un edificio in cemento armato realizzato dapprima in un pianterreno, con un piano rialzato, e poi, nel corso della primavera del ‘90, proseguito con l’innalzamento di un secondo piano. Oggi la superficie complessiva dei tre livelli del fabbricato - sito in via Calaficarra della frazione di Marina di Maratea - occupa un’area di circa 600 metri quadrati.Il caso è all’attenzione del Ministero dei Beni Culturali, della Soprintendenza, della Regione, del Comune di Maratea e della Regione da agosto del 1990, ma all’esposto di 25 anni fa ha risposto soltanto il Municipio dichiarando che «la realizzazione dell’opera era regolarmente munita di concessione edilizia». Una settimana dopo, però, il cantiere è stato chiuso, condizione che è durata per diversi anni con fugaci apparizioni degli operai. Nel frattempo è stato aperto al pubblico un parcheggio a pagamento al pianterreno e al primo piano dell’edificio.

E veniamo ai giorni nostri. Alcuni dei firmatari dell’esposto del ‘90 sono tornati alla carica rispolverando la questione di questo immobile incompiuto che dista dal mare, in linea d’aria, appena cento metri. Ancora oggi nessuno sa esattamente la destinazione d’uso dell’immobile (si parla di un albergo, anche se all’origine il progetto faceva riferimento a un bar-discoteca). Qualunque essa sia, il risultato non cambierebbe: da una parte l’impatto che ha il cemento sull’intero paesaggio in prossimità del mare; dall’altra la presenza di un’unica strada di accesso al fabbricato che è la stessa via percorsa dai turisti diretti alla spiaggia di Marina di Maratea. La domanda di oggi è la stessa di venticinque anni fa: possibile che gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune abbiano consentito la realizzazione di un’opera così mastodontica e impattante? Interrogativo che riecheggia in più aree della «perla del Tirreno»: questo scheletro di cemento che «insidia» la spiaggia, purtroppo, non è un caso isolato a Maratea.

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