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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 07:42

Potenza, bambina prelevata dal centro estivo e violentata

Potenza, bambina prelevata dal centro estivo e violentata
di Giovanni Rivelli

POTENZA - Prelevata dal centro estivo, portata in un appartamento da due ragazzi e violentata. È la sorte toccata ad una ragazzina di età di scuola media. Un episodio di quelli che segnano la vita, ma purtroppo non l’unico per una giovane su cui, nonostante la giovane età, qualcuno aveva posto come uno «stigma», tanto da farla diventare diventare destinataria di attenzioni insane anche da chi ha 4 o 5 volte la sua età.Vicende finite ora al centro di più fascicoli processuali seguiti dal Pm che si occupa di reati sui più deboli, Anna Gloria Piccininni, uno dei quali, ieri, è approdato dal Gup Luigi Spina per decidere se ci sarà processo, dopo aver sentito i difensori dei due imputati, Caterina di Rienzo e Domenico Stigliani, e quello della famiglia della ragazza, Cristiana Coviello.

Un frammento, la vicenda in discussione ieri, rispetto a una storia che nel complesso esprime un ben più grave tormento per la giovane. Un tormento che si innesta su un’età difficile, vissuta in modo complicato dalla ragazza in particolare per un difficile rapporto con l’altro sesso. Ma in questa difficoltà, che la porta ad essere seguita anche da uno psicologo, la verità si squarcia come un velo quando la ragazza inizia a snocciolare il racconto di tutte quelle «attenzioni particolare» di cui era destinataria senza avere gli strumenti per difendersi, per decidere.

E il primo episodio, quello per cui ora è stato chiesto il processo, si è verificato alcuni anni fa. Due giovani, uno 8 anni più grande di lei l’altro qualche giorno in meno dei 18 anni, che la prendono dal Centro estivo di Rione Cocuzzo dove i genitori l’accompagnavano, la conducono nella vicina abitazione di uno dei due e, a turno, ne abusano. Sia chiaro: nessun rapimento, nessun esercizio della violenza per costringere qualcuno a qualcosa, ma in modo forse più subdolo, stando all‘accusa, l’aver sfruttato la curiosità e le difficoltà di quella che era ancora una bambina per soddisfare le proprie voglie.

Dalle indagini svolte sul caso sembra che del fatto che fosse una bambina in tanti volessero dimenticarsi. Frugando nei contatti del telefonino e nelle amicizie dei social media è emerso che erano diverse le persone che con avevano individuato in quella ragazzina lo sfogo per le proprie fantasie recondite. Questioni oggetto di indagini e di altri procedimenti, tra cui in sesso telefonico di un ultra cinquantenne, le continue palpate di altri ragazzi che, una volta, a Montereale, si denudarono per indurla a compiere atti. E un numero di telefono che passava di mano in mano, in un circuito perverso, di chi aveva individuato in quella ragazza la «segnata» dalle voci, quella con cui poter fare ciò che si voleva fare.

Fatti di rilevanza penale, ma anche e forse soprattutto, fatti di scadimento umano. Di una ragazza che sul letto di casa aveva ancora le bambole, che con la curiosità di quegli anni esplorava la vita e cercava l’amore. E a cui qualcuno ha contrabbandato squallore. Duri colpi, che hanno aggravato una situazione preesiste di fragilità. E ora, mentre a palazzo di giustizia, le toghe lavorano per ricostruire la verità, in altri posti altre professionalità sono impegnate a ricostruire un’anima. Che deve imparare che in tanti possono amarla davvero. Che deve imparare che vive in una società che lo squqallore lo condanna.

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