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Una storia di solidarietà e un ciak fra l’America e Lucania

Una storia di solidarietà e un ciak fra l’America e Lucania
di MIMMO SAMMARTINO

POTENZA - «Gallicchio per me resta il posto dell’infanzia, il paese di mio padre, dove ogni estate tornavo da bambina. Lasciavo Roma, la città dove sono nata e cresciuta, e mi tuffavo nel paese in cui, fino a poco tempo fa, sotto la casa dove mio padre è nato, passava l’uomo con il somaro. E mi piaceva chiedergli di farmi montare in groppa». Paola Sinisgalli, ormai da cinque anni a New York, è una giovane donna piena di energia. Si occupa di comunicazione e ha sempre coltivato una grande passione per il cinema. È la co-fondatrice dell’agenzia di comunicazione “The Creative Shake”, società di proprietà italiana situata nella Grande Mela.

Cercava una storia che si potesse raccontare con le immagini. Una storia forte e che nel contempo l’aiutasse a rimettere insieme i fili della propria storia. Per esempio ambientando il racconto cinematografico in quel posto magico che le ricordava la fanciullezza. In quella Lucania lontana eppure così radicata nell’anima. Una ricerca non semplice. Però le cose a volte accadono. E nel momento e nel posto che non t’aspetti.
«Mi trovavo in Costarica - ricorda Paola Sinisgalli - in mezzo al nulla. Un uomo una sera si mise a raccontare una storia che, a sentir lui, è realmente accaduta. Ho capito subito che quella doveva diventare la mia storia. La trama del film al quale stavo pensando da tempo. È la vicenda di un uomo che, in seguito ai rovesci della vita (la perdita di sua moglie), comincia a bere. Si ubriaca fino a lasciarsi andare, vivendo ai margini. Una volta si perde per la campagna e, nel suo peregrinare senza meta, si ferisce con un filo spinato: due buchi sul polpaccio. Tra vino ingoiato e sangue perduto, perde i sensi. Lo soccorre un ragazzo del posto e lo riporta in paese dove tutta la comunità gli si stringe attorno: vedono i due fori e li scambiano per un morso di serpente. Così gli legano la gamba e lo curano in modo errato. Quando viene portato dai medici, c’è un solo modo per salvargli la vita: amputargli l’arto. Il giovane soccorritore lo porta allora con sé e l’ex ubriacone solo trova così una nuova famiglia».

Questa storia di comunità e di solidarietà, non sarebbe mai potuta essere metropolitana o americana. Poteva trovare il proprio senso solo in un posto in cui la comunità esiste. Un luogo come la Basilicata. Così è nato il cortometraggio che, in questi giorni (fino al 9 luglio), Paola Sinisgalli e la sua troupe stanno girando a Vaglio. Alcune riprese sono state effettuate anche nell’ospedale San Carlo di Potenza.

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