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Sabato 21 Ottobre 2017 | 01:24

Vince il concorso in Regione ma aspetta da molti mesi Il giudice: «Va assunto subito»

Vince il concorso in Regione ma aspetta da molti mesi Il giudice: «Va assunto subito»
di Massimo Brancati

POTENZA - Una sentenza che apre un varco per tanti altri vincitori di concorso in «stand by» da mesi. Anzi, anni. Il giudice del lavoro ha riconosciuto il diritto ad essere assunto di un cittadino di Potenza, Domenico Giordano, vincitore del concorso per 15 posizioni lavorative di istruttore tecnico all’ex Arbea (oggi Ueca), il vituperato ente pagatore in agricoltura. La Regione, dunque, è obbligata ad assumerlo e dovrà pagare non solo le spese processuali, ma anche (e soprattutto) le retribuzioni spettanti a Giordano a partire dalla data di approvazione della graduatoria definitiva fino all’ammissione in servizio. Per gli uffici di viale Verrastro, dunque, si tratta di un esborso non indifferente.

«A nulla é valso, da parte dell'Arbea - dice l’avvocato Paolo Giordano, difensore del ricorrente - resistere alla prima sentenza del Tar che aveva reinserito Giordano tra gli idonei e quindi da assumere, accampando problemi finanziari rivenienti dal patto di stabilità. Così come le assunzioni part time dei primi otto in graduatoria, posticipando a data successiva quella degli altri sette vincitori. Anche perché - fa notare il legale - la stessa agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, malgrado i problemi di liquidità, avrebbe continuato ad utilizzare collaboratori esterni, aggravando i problemi di copertura finanziaria. Da rilevare che tanto l'Arbea che la Regione, pur formalmente coinvolte, hanno preferito non costituirsi in giudizio».

La Uil Fpl invita la Regione a procedere velocemente nell’assunzione: «Ad ogni modo - sottolinea il sindacato - è sconcertante che i lavoratori debbano ricorrere al giudice del lavoro per un diritto inequivocabile sancito dall’aver vinto un concorso pubblico». Il riferimento va a quanti si trovano nella stessa condizione di Giordano. Lo stesso sindacato non è in grado di quantificare la platea dei vincitori di concorso ancora in attesa di chiamata, ma nel variegato mondo del pubblico impiego, contemplando anche la sanità, dovremmo essere nell’ordine di un centinaio.

«La sentenza del giudice di pace - dice Vito Marsico, dirigente generale del Dipartimento presidenza della Giunta regionale - ci ha colti di sorpresa, in particolare nella parte in cui chiede di riconoscere le retribuzioni per il periodo in cui il cittadino non ha lavorato. Stiamo valutando l’ipotesi di un ricorso perché riteniamo che non siano stati presi in considerazione i vincoli del patto di stabilità e del turn over che ci hanno impedito di procedere all’assunzione dei vincitori del concorso». La Regione, che dopo la soppressione di Arbea ha «assorbito» la graduatoria oggetto del caso, non ha la possibilità di assumere tutti i quindici ritenuti idonei. O, per lo meno, non è in grado di garantire il tempo indeterminato e full time per l’intera platea dei vincitori di concorso. Ecco perché l’ente sta procedendo alla chiamata per scaglioni con contratti a tempo parziale (50 per cento) e a scadenza. Giordano non ci sta perché - come ribadisce nell’intervista che pubblichiamo al lato - il concorso al quale ha partecipato prevedeva un posto di lavoro a tempo indeterminato e senza limitazioni di orario. Esattamente ciò che «prometteva» la selezione pubblica per collaboratori amministrativi all’Arpab del 2010. Soltanto il primo in graduatoria, Stefania Bisaccia, è stato assunto a tempo indeterminato, gli altri cinque (Pancrazio Lorigi, Gianna Santagata, Maria Fasano, Mariangela De Fino) lavorano con contratti a tempo determinato, anche se full time. Vanno avanti a colpi di proroghe (siamo a quota tre). Nessuno di loro ha percorso la strada tracciata da Giordano, convinti dalle giustificazioni legate al patto di stabilità che impediscono un loro ingresso in pianta stabile nell’organico. Ma la recente sentenza sul caso ex Arbea è un tarlo che potrebbe cambiare convinzioni e atteggiamenti.

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