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Martedì 26 Settembre 2017 | 16:40

«Firema» di Potenza a rischio fallimento in blilico 500 lavoratori

«Firema» di Potenza a rischio fallimento in blilico 500 lavoratori
MIMMO SAMMARTINO
POTENZA - Ma non c’era la ripresa? Una domanda che serpeggiava, fra l’ironico e il sarcastico, fra i lavoratori della Firema di Tito che ieri mattina hanno portato i problemi della loro azienda all’attenzione del prefetto di Potenza e che, da lunedì, hanno annunciato un presidio davanti alla Regione.
La Firema opera nel settore delle ferrovie e produce parti meccaniche, elettriche ed elettroniche dei treni italiani. All’Expo di Milano è in bella esposizione un treno che questi operai hanno creato con il loro lavoro. E, nell’Italia che chiacchiera di riprese avviate, la dura realtà è che un’azienda strategica del genere rischia di chiudere i battenti.
La Firema - 500 dipendenti complessivi distribuiti in stabilimenti di Milano, Spello (Perugia), Caserta e Tito Scalo (80 dipendenti) - da cinque anni sta vivendo il suo calvario con un’amministrazione controllata e il rischio del fallimento che incombe. E oggi tutti i lavoratori chiedono due cose: un decreto ministeriale che proroghi il commissariamento in atto, rinviando di qualche mese il fallimento; e sollecitano soprattutto una reale soluzione industriale. Queste richieste, portate all’attenzione del prefetto di Potenza, sono state sollecitate, oltre che da lavoratori e sindacati, anche dall’on. Antonio Placido, deputato lucano di Sel, e da Emanuele De Nicola, dirigente nazionale della Fiom.
È dall’agosto del 2010 che la Firema è gestita da un commissario nominato dal governo sulla base della legge Marzano. Il mandato del commissario scade fra una decina di giorni. Entro il 17 giugno bisognerà trovare un acquirente al fine di evitare che i libri contabili finiscano in tribunale. sarebbe l’ingloriosa fine di un altro stabilimento strategico per l’Italia, per il Mezzogiorno e per la Basilicata.
Fino a oggi è pervenuta un’unica offerta da parte di una New Co. formata dalla società piemontese Blutec (per il 70%) e poi dalle campane Cometav e Miri (per il 15% ciascuna). Ma, alla fine dello scorso mese di maggio, davanti al notaio c’è stato un nulla di fatto e poi, tre giorni fa, hanno disertato la riunione convocata presso il Ministero dello sviluppo economico. I sindacati (Fim, Fiom, Uilm e le Rsu della Firemza) parlano di «atteggiamento inconcludente e dilatorio» delle società che avrebbero dovuto acquistare l’azienda, con una ricapitalizzazione.
Dinanzi a questa situazione, il primo giugno il commissario ha proceduto, con il sostegno del Ministero, alla pubblicazione di un nuovo bando per le offerte finalizzate a rilevare Firema. I sindacati, rivolgendosi al sottosegretatrio Simona Vicari, hanno posto l’accento su due questioni principali: «la responsabilità dello stesso Ministero nella vicenda, poiché l’intervento di Blutec è stato sostenuto e auspicato dallo stesso Mise; la necessità di procedere in tempi brevissimi  a trovare una soluzione che eviti il fallimento di Firema, con conseguenze per il lavoro, la continuità aziendale e anche per il completamento delle commesse in corso». Convocata una giornata di mobilitazione per il 10 giugno.

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