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Nuove ombre sul caso di Elisa Claps Anonimo: un prete sapeva

Nuove ombre sul caso di Elisa Claps Anonimo: un prete sapeva
GIOVANNI RIVELLI
POTENZA - Mitomania, depistaggio o memoria tardiva? Una nuova «verità» prova ad irrompere nella vicenda del ritrovamento del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa della Trinità, ormai cinque anni fa. Lo fa con l’ennesima lettera anonima, questa volta recapitata all’avvocato che assiste le due donne delle pulizie dell’edificio religioso, in questo momento sotto processo proprio per chiarire le fasi di quel ritrovamento.Ebbene, all’avvocato Maria Bamundo è stato recapitato un plico con all’interno una nota in cui si invitava a sentire un sacerdote per sapere se, già prima del ritrovamento ufficiale, avesse potuto sapere che quel corpo straziato era nel posto in cui era stato ritrovato.

La lettera fa anche nome e cognome, indicando un sacerdote che aveva avuto modo di frequentare, per l’ufficio ricoperto, lo storico parroco della chiesa, don Mimì Sabia, prima che questi passasse a miglior vita alcuni anni prima del ritrovamento del corpo.

L’avvocato Bamundo, nel portare la lettera alla Squadra Mobile di Potenza, una decina di giorni fa, ha anche utilizzato la cautela di chiudere il plico all’interno di una busta di plastica uso ufficio, indicando la collaboratrice di studio che, unica, aveva toccato la lettera al fine di agevolare eventuali rilievi dattiloscopici volti ad individuare l’autore dello scritto.

Agli agenti diretti dal vicequestore Carlo Pagano l’avvocato Bamundo ha poi segnato anche un’altra circostanza: la lettera è stata infatti inviata non all’indirizzo solito e conosciuto in cui il legale riceve la propria corrispondenza di ufficio, ma a un’altro recapito che solo in pochi potevano conoscere, fatto questo, che potrebbe restringere il cerchio dei possibili autori.

La lettera, con le relative note allegate, è stata quindi trasferita alla Procura per essere valutata eventualmente anche in modo congiunto agli altri elementi del procedimento giudiziario sul ritrovamento del cadavere nella chiesa (e sui tempi in cui detto ritrovamento è avvenuto) di cui si sta occupando nel processo il Pm Laura Triassi.

Tuttavia, al momento, dalle indiscrezioni che trapelano dal riserbo delle indagini, sembrerebbe che il contenuto della missiva non sia dirompente e, sostanzialmente, andrebbe a «rivelare come inedito» un ambito di indagine che in realtà sarebbe stato già in passato esplorato. Il sacerdote indicato sarebbe già stato sentito (e sempre dopo l’arrivo di un esposto anonimo), anche se, a differenza di altri religiosi, non sarebbe mai finito al centro delle attenzioni degli inquirenti.

Potrebbe quindi trattarsi di una memoria «riaccesasi» dopo il clamore mediatico del procedimento a carico delle due donne delle pulizie e delle controverse deposizioni delle stesse. Ma anche a margine del ragionamento l’interrogativo su cui concentrarsi, pur senza trascurare la valutazione del racconto, pare essere lo stesso: mitomania, depistaggio o memoria tardiva?

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