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Muore durante intervento Il figlio: mi pento di averla fatta operare a Potenza

Muore durante intervento Il figlio: mi pento di averla fatta operare a Potenza
POTENZA – Ha ripercorso, passo dopo passo, il giorno in cui la madre è morta durante l’intervento per la sostituzione della valvola aortica – avvenuto il 28 maggio 2013 nell’Ospedale San Carlo di Potenza – pensando però, fino a quando il "caso" non è divenuto mediatico, a un errore medico, a una complicanza: ma oggi ho un cruccio, "quello di aver fatto operare mia madre nel capoluogo lucano".
A parlare è Santo Sola, uno dei figli della donna morta nel 2013, nel corso di un’udienza del processo che vede tre medici della struttura sanitaria, il primario di Cardiochirurgia Nicola Marraudino e i cardiochirurghi Michele Cavone e Matteo Galatti, imputati per omicidio colposo e falso.

Sola ha ricordato quella giornata, iniziata poco dopo le ore 8 di mattina, quando ha visto il primario prima che entrasse nel blocco operatorio: le prime notizie dell’intervento arrivano intorno alle ore 10, ma "è un medico a spiegarmi rapidamente che c'era una complicazione, aveva il volto particolarmente affranto, e solo dopo mi hanno detto che era Galatti". Sola riesce a parlare con Marraudino una prima volta alle 13, "e mi ha parlato di una lacerazione al 'ramo anonimò ma non alla vena cava, ma era fiducioso", e poi alle 17.30 "comunicandomi la morte di mia madre, che siamo riusciti a vedere dopo le 18".

A questo punto il figlio della donna morta durante l'intervento confessa un secondo cruccio: "Quando ho visto il corpo ho notato il volto gonfio, ma non l’ho detto, per dimenticanza, in Questura, quando sono stato sentito nel 2014". Fino al quel momento l’uomo era convinto "che il decesso fosse avvenuto in seguito a una vicenda sanitaria", con "un rapporto cordiale mantenuto con il primario, che ho sentito anche prima della testimonianza" (avvenuta il 5 marzo 2014): Marraudino, ha anche spiegato Sola, in un’occasione "mi ha detto che il caso era stato montato per colpire il reparto di Cardiochirurgia". Solo quando "la testata giornalistica che ha pubblicato l’audio mi ha chiamato – ha evidenziato l’uomo – ho capito che la vicenda era diversa".

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