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Martedì 17 Ottobre 2017 | 13:32

Potenza, Palazzo d’Errico cadono i «veli» e ora cosa ne facciamo?

Potenza, Palazzo d’Errico cadono i «veli» e ora cosa ne facciamo?
di GIOVANNA LAGUARDIA

POTENZA - Cadono i «veli» intorno allo storico palazzo d’Errico, nel cuore del centro storico di Potenza. Smontate la maggior parte delle impalcature, l’antica muratura riemerge in tutto il suo splendore dopo un complicato restauro conservativo. Ma, una volta completato (presumibilmente entro la fine del 2015), che ne sarà dell’edificio una volta completato il restauro? Inzialmente doveva diventare un museo del Risorgimento. Poi si è parlato di un polo multimediale con biblioteche virtuali. Al momento, comunque, nonostante vi siano già 300 mila euro disponibili per l’alle - stimento delle attrezzature di quello che, comunque, resta un pezzo del polo museale di Potenza, il Comune non ha ancora deciso la destinazione precisa dell’immobile.

Per questo mottivo la Gazzetta ha deciso di lanciare un sondaggio on line fra i suoi lettori, per capire quale destinazione d’uso preferirebbero i potentini. Per partecipare basta collegarsi al sito della Gazzetta. Il responsabile unico del procedimento, Giancarlo Grano, un’idea già ce l’ha. «Potrebbe essere un museo della città, oppure un urban center - dice - ma quello che io auspico è un utilizzo che coinvolga anche l’Università degli studi di Basilicata, che deve cominciare a mettere davvero radico in questa città e l’utilizzo dello storico palazzo d’Errico sarebbe una occasione veramente importante».

I lavori per il rifacimento di palazzo d’Errico, gravissimamente danneggiato dal sisma del 1980, sono iniziati il 15 dicembre del 2011 ed avrebbero dovuto concludersi entro poco meno di un anno (314 giorni, secondo quanto scritto sul cartello del cantiere). La complessità dei lavori necessari e le lungaggini dovute a patto di stabilità e quant’altro hanno allungato notevolmente i tempi. Tuttavia, come è visibile ad occhio nudo, il risultato è notevole.
«Il palazzo - spiega Giancarlo Grano - in pratica è costituito da tre parti: la muratura esterna che è stata recuperata con grandi sacrifici e resa antisimica ed autoportante, il copro scala ed ascensori in cemento armato e la struttura in ferro che sostiene i solai interni e la copertura. Non è stato infatti possibile recuperare l’archiettura interna del palazzo. Un lavoro estremamente complesso che ha richiesto più tempo del previsto, ma il risultato è davvero eccezionale».

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