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Martedì 26 Settembre 2017 | 21:52

Diossina a Potenza, perizia svela: «Così la ferriera avvelenava Bucaletto»

Diossina a Potenza, perizia svela: «Così la ferriera avvelenava Bucaletto»
FABIO AMENDOLARA
POTENZA «Era la Ferriera che avvelenava la Cittadella di Bucaletto». Il consulente tecnico della Procura di Potenza Mauro Sanna (il chimico che si è occupato anche dell’acciaieria di Taranto e che ora si sta occupando delle emissioni provocate dalle fiammate anomale nel centro olio di Viggiano) lo scrive senza se e senza ma nella sua superperizia che è rimasta secretata per mesi in Procura a Potenza e che è inedita. I materiali ferrosi in entrata, provenienti da uno scasso di Potenza sequestrato l’altro giorno, hanno riacceso i riflettori sulla Siderpotenza (sequestrata mesi fa e ora, dopo le modifiche apportate all’impianto, riaperta e di nuovo in produzione). I vertici dell’azienda attendono il processo. E tra le fonti d’accusa c’è la superperizia di Sanna.

La diossina? Più del doppio che nel resto della città. Per l’Arpab era prodotta dal traffico. Ma il perito ha trovato la stessa quantità all’interno dello stabilimento della Siderpotenza. Anche gli operai erano a rischio salute? Il perito non lo spiega, ma sostiene che le diossine si fissano nell’ambiente e restano lì per molto tempo.

Tanto che notevoli quantità sono state trovate negli aghi di pino prelevati nelle adiacenze della Cittadella costruita dopo il terremoto del 1980 e ancora abitata da oltre duemila persone.

Ecco cosa ha scoperto il consulente: «La distribuzione delle sostanze rilevata nei campioni prelevati in contrada Bucaletto è sovrapponibile a quella riscontrata per i congeneri provenienti dall’interno del capannone dello stabilimento Siderpotenza diffusi in atmosfera». Ma cosa ha prodotto quella diossina? Sanna sostiene che i rottami ferrosi in entrata entrano nello stabilimento come «materia prima» con documento di trasporto, qui dopo l’accettazione e la cessione alla Siderpotenza, vengono inviati al recupero tramite fusione.

I materiali sono documentati: nei documenti di trasporto dei fornitori con i vettori di trasporto del rottame e nelle bolle di entrata dei materiali redatte dalla Siderpotenza. Il sequestro dello scasso e l’arresto (ai domiciliari) dei suoi proprietari - «tra i maggiori fornitori della Siderpotenza», hanno spiegato in Procura durante una conferenza stampa il procuratore Luigi Gay e il pm antimafia Francesco Basentini - ora apre nuovi scenari. I rifiuti venivano controllati prima? Venivano bonificati? È quello che dovranno accertare gli investigatori.

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