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Don Wagno: il cranio di Elisa mi sembrò un pallone Avvocato dei Claps: al Papa gli atti dell'inchiesta

POTENZA – "Sono estraneo a tutta questa vicenda, e straniero, e non capisco come mi trovo coinvolto in questi fatti": è stata questa una delle prime frasi pronunciate da don Wagno Oliveira e Silva, che era viceparroco della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza, quando nel 2010 fu ritrovato nel sottotetto il cadavere di Elisa Claps
Don Wagno: il cranio di Elisa mi sembrò un pallone Avvocato dei Claps: al Papa gli atti dell'inchiesta
POTENZA – "Sono estraneo a tutta questa vicenda, e straniero, e non capisco come mi trovo coinvolto in questi fatti": è stata questa una delle prime frasi pronunciate da don Wagno Oliveira e Silva, che era viceparroco della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza, quando nel 2010 fu ritrovato nel sottotetto il cadavere di Elisa Claps. Don Wagno è stato ascoltato per circa tre ore e mezza nel corso di una delle udienze del processo per falsa testimonianza a due donne delle pulizie della chiesa: il sacerdote, di origine brasiliana e in Italia dal 2009, ha più volte ripetuto che il suo "italiano" era pessimo all’epoca dei fatti, aggiungendo anche, in relazione ad alcune dichiarazioni fatte alla Polizia subito dopo il ritrovamento, di "essere stato trattato come un criminale in Questura". Alcuni passaggi della testimonianza, infatti, sembrano non coincidere con quanto dichiarato agli agenti, ma il sacerdote ha spiegato "di essere stato sotto pressione e con forti difficoltà nella lingua".

Dai resoconti di quei giorni, innanzitutto, è emerso che don Wagno tra la fine di gennaio e la fine di febbraio (la data non è stata però accertata) sarebbe salito nel sottotetto (prima del ritrovamento del 17 marzo 2010) con le donne delle pulizie per verificare la presenza di un cranio, che il sacerdote avrebbe però "scambiato – ha detto oggi – per un pallone, vecchio e nero", notando però una scarpa e gli occhiali, ma "prendendoli per cose vecchie".
In un primo momento questa circostanza era stata collegata al 24 febbraio, grazie a uno scontrino emesso da una farmacia: in quel periodo don Wagno era influenzato e avrebbe acquistato dell’aspirina, ma dai tabulati telefonici non risultano telefonate al vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo: il sacerdote ha infatti ricordato di aver comunicato l'accaduto al vescovo, parlando di un "cranio" perchè "così lo avevano definito le due donne", pur senza "ritenere grave la cosa" (monsignor Superbo aveva però capito dalla telefonata che si trattava di un "ucraino").

Nel sottotetto, quindi, don Wagno ha visto in quella data "un cumulo di immondizia, tegole e legno", precisando di non aver disposto, o visto, nessuno che toglieva la spazzatura (che in sostanza copriva il corpo di Elisa, e che poi non c'era al momento del ritrovamento "ufficiale" del cadavere, il 17 marzo). Altre incongruenze sono state rilevate dal pm, Laura Triassi, e dall’avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, ma don Wagno si è difeso per tutta l’udienza spiegando "di non dover difendere nessuno, di non voler dire bugie, perchè la mia coscienza è pulita".

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