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Val d’Agri e S. Arcangelo come la terra dei fuochi?

di PINO PERCIANTE
POTENZA - Sant’Arcangelo come la terra dei fuochi? «L’incidenza della tiroidite di Hashimoto nel paese della val d’Agri si avvicina molto a quella di Mariglianella, un comune di poco più di settemila abitanti in provincia di Napoli». Lo ha detto Vincenzo Petrosino, medico oncologo, nel corso di un convegno dal titolo: «La Val d’Agri e Sant’Arcangelo possono essere considerate la nuova terra dei fuochi?»
Val d’Agri e S. Arcangelo come la terra dei fuochi?
di PINO PERCIANTE

POTENZA - Sant’Arcangelo come la terra dei fuochi? «L’incidenza della tiroidite di Hashimoto nel paese della val d’Agri si avvicina molto a quella di Mariglianella, un comune di poco più di settemila abitanti in provincia di Napoli». Lo ha detto Vincenzo Petrosino, medico oncologo, nel corso di un convegno dal titolo: «La Val d’Agri e Sant’Arcangelo possono essere considerate la nuova terra dei fuochi?». «I primi dati – dice Petrosino - sembrano avvalorare questo sospetto».
La tiroidite di Hashimoto colpisce principalmente le donne di mezza età. «A Sant’Arcangelo sono circa una ventina i casi– spiega Petrosino -. Non sono pochi considerato il numero di abitanti e il fatto che colpisce in prevalenza le donne. Le malattie tiroidee sono la spia più sensibile dell’inquinamento».

Secondo Petrosino l’inquinamento diffuso sembra un dato ormai acquisito, così come le sue conseguenze sulla popolazione. «Ormai viviamo tra metalli pesanti, idrocarburi policiclici e pcb. In Basilicata ci sono tutti. Che facciano male, poi, lo dice anche il ministero della salute che ha preparato un apposito opuscolo su come difendersi. A questo punto uno dovrebbe chiedersi: vogliamo limitarla oppure no questa roba che fa male?».
Durante il convegno tenutosi nel polifunzionale di San Brancato, si è parlato anche della discarica di località Frontoni che continua a preoccupare gli abitanti di Sant’Arcangelo: «È troppo vicina alla diga di Monte Cotugno, il più grande invaso in terra battuta d’E u ro p a – spiega Tiziano le Rose, portavoce del comitato Per Sant’Arcangelo che ha promosso il convegno -. Facciamo gli scongiuri, ma se si dovesse verificare un’ autocombustio - ne nell’impianto potrebbe avere conseguenze dirette e nefaste sulla diga».

Nel 2006 nella discarica di Sant’Arcang elo smaltiscono 5 comuni che nel 2009 salgono a 21. In seguito all’emergenza dovuta alla chiusura dell’impianto di Moliterno vengono autorizzati a smaltire a Sant’Arcan - gelo altri 8 comuni. Nel 2010 si registra il primo ampliamento dell’impianto. Nel 2011 chiude anche la discarica di Lauria e il numero di comuni che smaltiscono a Sant’Arcangelo sale da 29 a 40 a cui si aggiungono anche i camion provenienti dalla stazione di trasferenza di Tito. Il comitato, da subito, denuncia i disagi causati sia dal via vai dei camion sia dai miasmi che giungono in paese dalla discarica.

Ma non è solo la puzza a preoccupare i cittadini: «C’è il rischio che si infiltri la criminalità organizzata – dice Le Rose -. Per questo è necessaria una forte presenza pubblica. Si spera nell’attenzione di tutti gli organi preposti anche per le trivellazioni petrolifere». All’incontro ha partecipato anche Silvana Baldantoni, presidente dell’associazione Punto Zero: «L’associazione – sottolinea la Baldantoni -appartiene a me, Giuseppe Di Bello, Giovanni Baldantoni, Fausto Marchetti e Marisa Agrostelli e siamo liberi da forze e manipolazioni politiche». Presente anche il Senatore Bartolomeo Pepe che con l’équipe del dottor Petrosino hanno avviato anche in Basilicata lo studio «Analisi per la Vita», esami tossicologici al sangue e ai capelli per scoprire il livello di intossicazione da metalli pesanti e pcb.

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