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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 13:04

Il sindaco di Potenza medita le dimissioni «La Regione ci scarica»

di MIMMO SAMMARTINO
POTENZA - C'è aria cupa su Potenza e sui potentini. Aria cupa sul Comune in dissesto e sulla possibilità di uscire fuori dal naufragio finanziario. Da mesi si parla di rispondere all'emergenza con quello che il sindaco Dario De Luca ha chiamato un "governo di rinascita cittadina". Ma poi i partiti hanno continuato a incartarsi. E dalla regione non arriva un euro. Il primo cittadino medita l’addio
Il sindaco di Potenza medita le dimissioni «La Regione ci scarica»
di Mimmo Sammartino

POTENZA - C'è aria cupa su Potenza e sui potentini. Aria cupa sul Comune in dissesto e sulla possibilità di uscire fuori dal naufragio finanziario. Da mesi si parla di rispondere all'emergenza con quello che il sindaco Dario De Luca ha chiamato un "governo di rinascita cittadina". Idea lanciata pubblicamente, lo scorso 5 settembre, dal palco nel corso della festa della Cgil. Ma poi i partiti hanno continuato a incartarsi. Con l'aggravante che la Giunta regionale, dopo aver assicurato in un primo tempo di dare una mano al Municipio del capoluogo, lo ha lasciato a becco asciutto quando ha approvato la legge finanziaria. Così, precipitando precipitando, si è arrivati all'ultimo atto dell'ennesima anomalia potentina, con un sindaco di centrodestra in un Consiglio a maggioranza di centrosinistra. A sentire i boatos, lunedì potrebbero essere annunciate le dimissioni del primo cittadino.

Dario De Luca non conferma, né smentisce, e non indica date. Mercoledì ha convocato tutti i consiglieri comunali per ribadire la gravità del momento. Ora continua a ripetere, con aria preoccupata, quello che è il suo cruccio: «Il momento è difficile per Potenza dal punto di vista politico-amministrativo e da quello economico-finanziario. I partiti continuano a discutere, il centrosinistra è diviso al proprio interno e il risultato è che tutto è paralizzato. D'altronde la situazione finanziaria è difficilissima. Il Comune di Potenza, con le sue sole forze, non potrà mai riequilibrare il bilancio».

Sindaco, allora si dimette o no?

«Sto valutando l'attuale situazione politica e finanziaria, soprattutto in relazione alle prospettive di intervento regionale sul bilancio comunale. Dall'esito di ciò valuterò se vi siano o meno le condizioni per agire a favore della città di Potenza. Come ho sempre detto, se maturerò la convinzione di essere impossibilitato a svolgere fino in fondo la mia funzione di sindaco, non esiterò un attimo a rassegnare le dimissioni».

Cosa ha detto ai consiglieri quando, mercoledì, li ha chiamati a raccolta?

«Ho rivolto loro un accorato appello al varo del governo di rinascita cittadina per rivendicare il riconoscimento di un ruolo della città da parte della Regione che non può abbandonare Potenza al suo destino nel momento di massima difficoltà».

L'hanno ascoltata?

«Come è sempre avvenuto in questi mesi, tutti si dicono d'accordo».

E poi?

«Nei fatti non si è andati molto avanti. Ritengo che il compito del sindaco e dell'intero Consiglio comunale sia quello di difendere gli interessi dei cittadini. Anche contro la manifesta noncuranza che gli apparati regionali hanno dimostrato di avere nei confronti di Potenza. Ritengo che la maggioranza consiliare della Regione, attestata al centrosinistra, non possa scaricare la città i cui problemi sono da addebitare a un apparato politico del medesimo colore. Fare politica significa anche assumersi responsabilità nei confronti della gente e, in particolar modo, nei casi in cui i problemi sono stati generati da azioni amministrative e politiche improprie».

Ipotizziamo che finalmente i partiti le rispondano, sindaco. Come dovrà essere composto questo governo di rinascita cittadina?

«Dev'essere composto da persone oneste e competenti. E che abbiano a cuore il destino della città».

Dovranno essere scelti fra gli interni al Consiglio o al di fuori di esso?

«Su questo sta discutendo, al proprio interno, da tempo il centrosinistra. A me questo aspetto non mi appassiona. Quello che conta è che il governo sia sostenuto dalle forze politiche consiliari in maniera assolutamente trasversale».

Ci sono i presupposti perché si arrivi a questo risultato?

«A mio giudizio sì. Questo governo sarebbe di natura assolutamente emergenziale e tale, quindi, da prescindere da divisioni politiche o di altra natura. La sua durata dovrebbe essere tale da superare l'emergenza finanziaria e da avviare il processo di rinascita cittadina».

E perché fino a oggi non si è fatto?

«Finora ha pesato una sorta di inerzia indotta dall'impaludamento riscontrato nel centrosinistra rispetto ad alcune scelte (penso, ad esempio, alla questione esterni-interni) che non hanno consentito di fare sintesi».

E allora lei ora dice: o si fa al giunta o tutti a casa. È così?

«La città non può attendere oltre. Già ha aspettato troppo. Il tempo è maturo per questa decisione».

Ma, con una città alla canna del gas, vede un clima ideale per rituffarsi in nuove elezioni?

«Tutto ciò che ho fatto e che sto continuando a fare, è finalizzato ad assicurare una guida stabile e sicura alla città di Potenza. Quindi ho piena consapevolezza che una giunta operativa sarebbe la migliore soluzione per la città...».

Però?

«Ma rispetto alla paralisi amministrativa – nella quale non ho alcuna intenzione di farmi condurre – il ritorno alle urne sarebbe il male minore».

Insomma, si va verso probabilissime dimissioni. Irrevocabili?

«Nel momento in cui dovessi dimettermi, potrei revocare le dimissioni solo se subentrassero condizioni certe e inequivocabili, anche in riferimento all'atteggiamento regionale, nei confronti della città».

E, in caso di dimissioni e dinuove elezioni, Dario De Luca si ricandiderebbe?

«Credo proprio di sì».

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