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Domenica 24 Settembre 2017 | 03:35

Genzano, gambe amputate ma l’accompagnamento ancora non arriva

di ANTONIO MASSARO
GENZANO DI LUCANIA- Le hanno amputato entrambe le gambe, ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, ma le negano l’indennità di accompagnamento. È il caso di Maria Giovanna Cappiello, 68 anni, di Genzano di Lucania, che ha perso gli arti inferiori a causa delle complicanze legate al diabete. Invalida accertata al cento per cento, la donna percepisce unicamente la pensione di vecchiaia, circa 340 euro. Nonostante tutto l’apparato burocratico la considera sana e non bisognosa di sostegno
Genzano, gambe amputate ma l’accompagnamento ancora non arriva
di Antonio Massaro

GENZANO DI LUCANIA -Entrambe le gambe amputate, ma l’indennità di accompagnamento ancora non arriva. Il caso a Genzano di Maria Giovanna Cappiello 68 anni che per complicanze dovute al diabete ha dovuto subire l'amputazione di entrambi gli arti inferiori. La poverina, è condannata vivere su una sedia a rotelle, vive in un alloggio popolare alla periferia del paese sulla sp «22» per Banzi.La sua autonomia non esiste più. Invalida accertata al cento per cento. Ha bisogno di assistenza continua. Giorno e notte. Le stanno vicino il marito Vittorio e i due figli. Ha bisogno assoluto di aiuto. La prima operazione l'ha subita l'11 luglio del 2013 con l'amputazione della prima gamba al «Miulli» di Acquaviva delle Fonti, passano pochi mesi e le patologie legate al diabete gli «divorano» anche l'altro arto. Si è costretti sempre nel nosocomio pugliese a Febbraio 2014 al «taglio» dell'altra gamba.

«Da qual momento -dicono in coro i figli Giovanni e Piero - la nostra vita è una continua dedizione verso nostra madre, lei non può far nulla senza il nostro aiuto. Ma in tutto questo l'indennità di accompagnamento non arriva». Parla ancora Giovanni. «Percepisce unicamente la pensione di vecchiaia circa 340 euro. Una miseria rispetto alle spese che sosteniamo, medicinali, fisioterapista e anche una badante per due ore a giorno. La domanda per l'indennità l'abbiamo inoltrata in agosto 2013. Il 3 ottobre dello stesso anno visita all'Asl di Venosa dove viene riconosciuta l'invalidità al cento per cento, ma senza indennizzo. Ulteriore visita presso la commissione medica al tribunale di Potenza a giugno 2014. Ma finora nessuna risposta. Il nulla assoluto. abbiamo interessato anche il sindacato. Non ci resta che rivolgerci ad un legale».

«Non è giusto negare l'evidenza. Ad onor del vero va detto pure che nostra madre oltre che diabetica è cardiopatica ed ipertesa ed a nostre spese per fronteggiare i suoi stati d'ansia abbiamo pagato anche una psicologa. Che altro dobbiamo fare?».

Insomma dI falsi invalidi ne è piena la cronaca. Il fatto strano è che insieme ai tanti che fingono c'è gente che soffre e che per ottenere il giusto riconoscimento (quando avviene) deve sottostare ad una trafila incredibile. Trafila fatta di visite, esami, istanze, domande, gli anni che passano senza che arrivi quello che spetta.

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