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Potenza, giallo Claps Ex questore «frainteso» sugli innocenti depistaggi

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - La frase «innocenti depistaggi» - pronunciata dall’allora questore di Potenza, Romolo Panico, immediatamente dopo il ritrovamento del corpo di Elisa Claps, nel 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, per definire alcuni passaggi investigativi – fu «detta male e io esposi un concetto in maniera banale, ovvero che una parte delle indagini, subito dopo la scomparsa della ragazza, furono anche depistate da elementi frutto della fantasia»
Potenza, giallo Claps Ex questore «frainteso» sugli innocenti depistaggi
di Fabio Amendolara

POTENZA - I chiarimenti dell’ex questore di Potenza Romolo Panìco sugli «innocenti depistaggi», la conferenza stampa «congiunta» convocata «solo dal vescovo» e poi annullata, le sue due relazioni di servizio sul ritrovamento di Elisa Claps (la studentessa scomparsa e uccisa il 12 settembre del 1993, i cui resti sono stati ritrovati «ufficialmente» il 17 marzo del 2010). E le novità sugli operai, emerse durante il processo a Potenza e non durante l’inchiesta della Procura di Salerno, confermate parzialmente in aula dall’imprenditore Antonio Lacerenza.

I due testimoni hanno risposto alle domande del pubblico ministero Laura Triassi e a quelle degli avvocati Giuliana Scarpetta (legale della famiglia Claps) e Maria Bamundo (che difende le signore delle pulizie, Margherita Santarsiero e Annalisa Lo Vito, accusate di aver detto il falso al pm di Salerno Rosa Volpe). «Le ulteriori contraddizioni emerse durante l’udienza di ieri confermano che il ritrovamento è stato solo una messinscena», commenta Gildo Claps, fratello di Elisa al termine dell’udienza.

La frase «innocenti depistaggi» - pronunciata dal questore Panìco immediatamente dopo il ritrovamento - «fu detta male e io esposi un concetto in maniera banale, ovvero che una parte delle indagini, subito dopo la scomparsa della ragazza, fu anche depistata da elementi frutto della fantasia». Lo ha ripetuto: «Ho esposto un mio concetto in modo errato, banale, e mi sono pentito di averlo spiegato in questa maniera. Intendevo dire – ha precisato Panico – che subito dopo la scomparsa di Elisa non ci furono solo reali depistaggi, come quelli di Danilo Restivo. Furono forniti agli investigatori anche elementi frutto di fantasia che determinarono errori nelle indagini, ma non erano depistaggi voluti». E i depistaggi, innocenti e meno innocenti, sono continuati dopo il ritrovamento. La famiglia Claps ne è convinta.

Nel corso di una precedente udienza è emerso che c’era un quarto operaio la mattina del ritrovamento (nell’inchiesta della Procura di Salerno questo importante particolare non era stato accertato). Ieri mattina si è appreso che ora è un dipendente della ditta Lacerenza (l’impresa incaricata dalla Diocesi di effettuare i lavori nel sottotetto). Ma al contrario di quanto emerso precedentemente il testimone sostiene che non è stato il quarto uomo a trovare i resti di Elisa. La ricostruzione dell’imprenditore - che lascia molti punti interrogativi - è questa: da un paio di sopralluoghi emerse la necessità di risistemare il terrazzo della chiesa, allagato per l’ostruzione di una grondaia, ma non il sottotetto.

L’umidità in chiesa «non era in corrispondenza con l’angolo nel sottotetto» in cui è stata trovata Elisa. «Vidi che la porta del sottotetto - ha sostenuto Lacerenza - era aperta e chiesi di chiuderla e pulire la grondaia antistante e per questo mi sono rivolto a un’altra ditta specializzata in queste cose, ma fu l’operaio a scegliere di ispezionare anche l’abbaino, e mi chiamò terrorizzato spiegandomi di aver trovato uno scheletro». Sulla presenza del quarto operaio l’imprenditore ha spiegato di averlo saputo solo dalle recenti cronache giornalistiche, chiedendo poi spiegazioni: «Fu chiamato – ha concluso – solo per recuperare alcuni attrezzi ma mi hanno spiegato che non è salito sul sottotetto, e lui stesso me lo ha confermato quando di recente l’ho incontrato, suggerendogli anche di recarsi in Questura per precisare i dettagli di questa vicenda».

L’imprenditore ha detto che il quarto uomo è arrivato sul posto quando i resti di Elisa erano già stati ritrovati. L’altro operaio - è la versione di Lacerenza - avrebbe perso tempo a cercare i grattini per il parcheggio. Ma se l’umidità non era in corrispondenza con l’angolo del sottotetto in cui era nascosta Elisa perché fu necessaria quell’ispezione? Perché se i dipendenti appartenevano a un’altra ditta chiamarono Lacerenza e non il loro datore di lavoro? La chiesa della Trinità ha un parcheggio riservato, perché il quarto operaio perse tempo a cercare dei grattini per il parcheggio? Sono gli ulteriori interrogativi a cui il processo dovrà cercare di rispondere.

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