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Lunedì 25 Settembre 2017 | 13:21

Aziende dimezzate nell'area del petrolio

di PINO PERCIANTE
VIGGIANO - Mentre si discute dello «Sblocca Italia» e delle ricadute economiche collegate al petrolio c’è un dato oggettivo ed inequivocabile che emerge da alcuni dati dell’Istituto nazionale di statica (Istat). Da quando sono iniziate le estrazioni il numero delle aziende in val d’Agri, soprattutto nel comparto agricolo, è praticamente più che dimezzato
Aziende dimezzate nell'area del petrolio
di PINO PERCIANTE

VIGGIANO - Mentre si discute dello «Sblocca Italia» e delle ricadute economiche collegate al petrolio c’è un dato oggettivo ed inequivocabile che emerge da alcuni dati dell’Istituto nazionale di statica (Istat). Da quando sono iniziate le estrazioni il numero delle aziende in val d’Agri, soprattutto nel comparto agricolo, è praticamente più che dimezzato. Questo calo è dovuto probabilmente anche ad altri fattori come la crisi, tant’ è che è riscontrabile anche nel resto della Basilicata, ma in maniera decisamente meno invasiva.

Lo dimostrano i dati forniti dall’Istat che rispetto al resto della regione l’area val d’Agri risulta, comunque, la più colpita. Come si evidenzia dall’analisi, infatti, ripresa in uno studio dell’ag ronomo Terenzio Bove, nell’arco di un decennio (2000–2010) in Val d’agri hanno chiusoi battenti il 59,38 per cento delle aziende agricole, quasi il doppio di quanto si registra, sempre nello stesso periodo, nel resto della Basilicata e anche sul territorio nazionale dove le percentuali si attestano rispettivamente al 31, 9 per cento (- 24. 278 aziende) e al 32, 2 per cento. Abbastanza evidente il calo subito in termini numerici: nel 2000 risultavano in attività, stando sempre agli indici Istat, 4408 aziende che nel 2010 si sono ridotte a 1795.

Questo stato di evidente crisi registrato nel mondo rurale viene confermato anche dal portale infoimprese.It, che sottolinea come le aziende agricole che nel 1998 erano 1340 sono diventate 767 nel 2012 e 708, secondo lo studio di Bove, ad ottobre di quest’anno. Da tener presente che questo dato si riferisce alle aziende di un certa dimensione. Il che dimostra chiaramente che le maggiori «vittime» dello stato di crisi imperante sono le aziende di media o piccola dimensione.

La realtà che si è venuta a creare ha avuto i suoi riflessi ovviamente anche sulle coltivazioni che hanno anch’esse subito una drastica diminuzione: nell’arco di un decennio sono stati coltivati in meno circa 4000 ettari disuperfice agricola. Una cifra notevole consideratoche la Val d’Agri è una terra fertile e ricca di acqua. Tale stato di cose ha avuto i suoi effetti devastanti soprattutto nel settore zootecnico dove hanno cessato l’attività ben il 75 per cento delle aziende operanti nell’area.

«Dai dati Istat – spiega Bove - emerge in maniera ancora più evidente il mutamento strutturale in agricoltura, con una significativa riduzione del numero delle aziende di 1 o 2 ettari, e un allargamento delle superfici medie». Numeri che secondo Bove non denunciano solo una radicale ristrutturazione del settore primario, ma puntano il dito anche verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali. Negli ultimi anni si assiste ad una riduzione anche delle aziende biologiche: nel 2005 ne risultavano in attività 92 che sono diventate 13 nel 2012 (dati regionali) con riduzioni in tutti e 10 i comuni della Val d’Agri, ma soprattutto a Grumento (- 12 aziende) Montemurro (-24 aziende), Viggiano (-14 aziende).Nel 2005, le superfici agricole bio si attestavano sui 3145 ettari (circa il 5,31 per cento delle superfici comunali totali), nel 2012 si sono ridotte a circa 456 ettari (0,77 per cento).

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