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Venerdì 20 Aprile 2018 | 02:59

Il popolo anti-trivelle la Regione Basilicata finisce sotto assedio Blocco o ricorso alla Consulta

POTENZA - Tensione alle stelle con lancio di oggetti e uova. Diecimila i manifestanti nella lunga giornata del popolo anti-trivelle a Potenza, conclusasi con l’approvazione, da parte del Consiglio regionale, di una risoluzione che impegna il presidente della Giunta regionale ad impugnare l’articolo 38 della decreto Sblocca Italia. In sostanza, si dà mandato al governatore Pittella di mediare con il premier Renzi
Il popolo anti-trivelle la Regione Basilicata finisce sotto assedio Blocco o ricorso alla Consulta
di Maria Vittoria Pinto

POTENZA - I quattro comitatini sono diventati un «oceano». In diecimila, secondo gli organizzatori, hanno manifestato ieri contro il decreto «Sblocca Italia». Da piazza Don Bosco hanno sfilato, uniti, per raggiungere la sede della Regione. Studenti, movimenti ambientalisti, agricoltori, giovani e meno giovani, con bandiere o senza, con striscioni o campanacci, tutti insieme a gridare «Mo’ basta». Una mattinata all’insegna della condivisione, tramutata in rivolta nel pomeriggio.

Quando, dal maxi schermo allestito in piazza, è iniziata la diretta del Consiglio regionale. Alle prime parole del presidente Pittella la situazione è degenerata. I motori dei trattori, pacificamente schierati nel corso della giornata, si sono accesi e, fumanti, hanno raggiunto l’ingresso del Palazzo. Il presidente del Consiglio, Piero Lacorazza, è uscito all’esterno per parlare con i manifestanti, ma è stato raggiunto da uova e altri oggetti.

I cittadini, su tutte le furie, hanno richiesto la presenza del governatore Pittella che ha preferito non uscire. Il Consiglio è stato sospeso per poi riprendere dopo poco. Tornata la calma, sotto la pioggia, i cittadini hanno seguito e ascoltato gli interventi dei consiglieri regionali, attendendo l’esito. E la Regione Basilicata, in serata, ha deciso di dare mandato al governatore per mediare con il Governo Renzi mentre fuori alcuni manifestanti impedivano l’accesso al Palazzo anche ai giornalisti impegnati a svolgere il proprio lavoro.

Alla manifestazione di ieri sono venuti da tutta la regione e da quelle limitrofe per «sostenere i lucani che questa sorda politica non ascolta e non tiene in considerazione». Taranto, Napoli, L’Aquila insieme a Matera, Baragiano e tanti altri. C’era anche la famosa asina Nicoletta, che a Scanzano Jonico, nel 2003, ha sbarrato la strada alle «scorie» insieme al popolo. Aspettando la decisione del Consiglio regionale, dal palco «le parole di uomini liberi che vogliono esercitare il proprio diritto di cittadini, farsi ascoltare dai politici. E non solo quando chiedono il voto».

Inquinamento, pozzi petroliferi, malattie tumorali e respiratorie, disoccupazione e nessuna ricchezza per la Basilicata. Questi, in sintesi, i temi affrontati e i giudizi di chi ha preso parola. Anche i Krikka Reggae, in piazza insieme ai manifestanti, hanno detto la loro. Anzi, in musica, hanno parlato di «una Lucania ca citt nun pot stà se sono le multinazionali ca cumannan qua. Questa è la terra del petrolio e della povertà. Citt nun putim chiù stà».

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