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Rifiuti ospedalieri smaltiti in discarica 10 persone indagate

di FABIO AMENDOLARA
VIGGIANO - «Rifiuti di provenienza ospedaliera» sarebbero stati smaltiti in una discarica di Viggiano «taroccando» i codici del Catalogo europeo dei rifiuti (Cer). L’ipotesi, contenuta in un avviso di conclusione delle indagini preliminari che gli investigatori della Polizia provinciale di Potenza stanno notificando in queste ore ai dieci indagati, è di «gestione illecita dei rifiuti»
Rifiuti ospedalieri smaltiti in discarica 10 persone indagate
di FABIO AMENDOLARA

VIGGIANO - «Rifiuti di provenienza ospedaliera» sarebbero stati smaltiti in una discarica di Viggiano «taroccando» i codici del Catalogo europeo dei rifiuti (Cer). L’ipotesi, contenuta in un avviso di conclusione delle indagini preliminari che gli investigatori della Polizia provinciale di Potenza stanno notificando in queste ore ai dieci indagati, è di «gestione illecita dei rifiuti». I trasportatori di tre società del settore - Iula, Garramone e Zoccolan - avrebbero smaltito rifiuti ospedalieri tra i rifiuti solidi urbani. Tra gli indagati, oltre al responsabile della discarica, c’è anche il responsabile di un laboratorio di analisi chimiche che avrebbe certificato il falso «assegnando ai rifiuti ospedalieri un codice diverso».

L’ipotesi: gli scarti provenienti dall’ospedale civile di Villa d’Agri sarebbero finiti in discarica - sostiene l’accusa - nonostante l’impianto «non avesse l’abilitazione a smaltire quel tipo di rifiuto». «Veniva effettuata una caratterizzazione del prodotto diversa», spiegano gli investigatori. La Procura antimafia - il pm che ha coordinato l’inchiesta è Francesco Basentini - ha indagato anche tra i vertici dell’ospedale di Villa d’Agri. Gli agenti della Polizia provinciale hanno scoperto il sospetto giro di rifiuti durante un semplice controllo. Hanno successivamente accertato che in quel centro di raccolta di rifiuti smaltivano i trasportatori delle tre imprese del settore e che i rifiuti provenivano dall’ospedale di Villa d’Agri. Hanno quindi acquisito le certificazioni e scoperto che alcune dichiarazioni erano «false».
Le informative inviate in Procura hanno prodotto un’inchiesta durata un paio di anni. Ieri l’epilogo: dieci indagati.

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