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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:16

Il mistero del Tumulo «Una tomba di guerrieri»

di MASSIMO BRANCATI
ACERENZA - «La forma di cono perfetto della collinetta (come si vede nella foto, scattata nel 1968 quando gli alberi non ne nascondevano il vero aspetto, ndr)  è dovuta inequivocabilmente all’opera dell’uomo». Insomma, si tratterebbe di una collina artificiale. La zona in cui si trova è caratterizzata da altri due nomi che dimostrano l’importanza storica di quell’area: il Monte Guardia e la valle del Trono
Il mistero del Tumulo «Una tomba di guerrieri»
di MASSIMO BRANCATI

ACERENZA - La sua non è una semplice passione, ma una ragione di vita. Il frutto di un impegno quotidiano alla ricerca delle radici della sua amata città, Acerenza. Radici in cui si anniderebbero segreti, personaggi storici, aneddoti, sorprendenti rivelazioni. Lui è Michele Di Pietro, ex dirigente di banca, ribattezzato l’Indiana Jones lucano, di cui la Gazzetta si è già occupata in passato sulla scia di alcune sue scoperte, a cominciare dalla dodicesima fatica di Ercole che sarebbe stata fatta proprio ad Acerenza: per catturare Cerbero, il cane a tre teste, Euristeo, che voleva liberarsi dell’eroe, mandò Ercole nel mondo degli inferi il cui ingresso era situato in una caverna sotto Acherondia o Acheronzia, il nome dell’attuale Acerenza.

L’antico paese lucano, fondato da una colonia greca, fu chiamato Acheronzia perché bagnato dal fiume Acheronte che era il primo nome del fiume Bradano. L’attenzione di Di Pietro, questa volta, si è concentrata sulla colinetta del Tumulo, un luogo da sempre custode di misteri. Aleggiano su quest’area alcune leggende: da un buco situato sulla sommità, calando una lunghissima corda con un peso all’estremità, non si arriverebbe mai a toccare il fondo. E c’è chi dice che qui «riposa in eterno» la gallina dalle uova d’o ro. Sono il frutto di fantasia popolare. Secondo Di Pietro, sulla base di studi approfonditi e ricerche, quella collinetta è in realtà un monumento funebre in cui sarebbe sepolto un valoroso guerriero di epoca romana.

«La forma di cono perfetto della collinetta (come si vede nella foto, scattata dallo stesso Di Pietro nel 1968 quando gli alberi non ne nascondevano il vero aspetto, ndr) - dice - è dovuta inequivocabilmente all’opera dell’uomo». Insomma, si tratterebbe di una collina artificiale. La zona in cui si trova caratterizzata da altri due nomi che dimostrano l’importanza storica di quell’area: il Monte Guardia e la valle del Trono, che - secondo Di Pietro - suggeriscono parole come «fortezza militare – per - sonaggio regale». «Le prime «immagini» del Tumulo - sottolinea Di Pietro - risalgono al 1543. In quell’anno infatti, il Cardinale Giovanni Michele Saraceno, in visita pastorale nell’archidiocesi di Acerenza, stilò l’inventario di tutti i beni mobili ed immobili posseduti dalla Chiesa e, in una di queste mappe è evidenziato il Tumulo e valle del Trono».

Quello di Di Pietro per la collinetta non è un interesse recente. Nel settembre del 1968, sul n. 45 della rivista mensile «Atlante» della De Agostini a cui era abbonato, fu pubblicato un articolo su una collina misteriosa artificiale, detta Silbury Hill, ritenuta la più grossa esistente in Europa. «Scrissi immediatamente al giornale - ricorda Di Pietro - e, corredando la lettera di foto, feci rilevare che anche ad Acerenza c’era una collina artificiale e che, in quanto a grandezza, superava quella inglese. Scrissi ciò per sensibilizzare qualcuno. Pronta fu la risposta della redazione di Atlante che ritenne la notizia degna di attenzione».

Ma cosa c’è sotto quella collinetta? Gli storici che hanno scritto i vari libri su Acerenza, a proposito del Tumulo, sono tutti concordi nell’af - fermare che vi sia sepolto il console romano Claudio Marcello, sconfitto da Annibale nella valle tra Venosa ed Acerenza. Nel volume «TITI LIVII Patavini Historiarum – 1679» - evidenzia Di Pietro - si parla appunto dello scontro tra Annibale e Marcello in quella zona.
Dal volume «Antica Topografia istorica del Regno di Napoli dell’abate Romanelli – Napoli 1818» si evince che gli accampamenti romani erano divisi da quelli dei cartaginesi da un «Tumulus silvestris». «I venosini mostrano ancora oggi il sepolcro dell’infelice console romano ma Plutarco narrò espressamente che Annibale (208 a.C.), tolto l’anello dal di lui dito, ne fe’ bruciare il corpo, e ne rimise le ceneri in urna d’argento al di lui figlio. Le stesse circostanze furono narrate da Appiano negli Annibalici».

Nel sito www.antika.it è riportato: «...nonostante tutto, a Venosa, si crede ancora che il corpo del console sia seppellito in un antico tumulo chiamato appunto “Tomba di Marcello”. Tale attribuzione è però totalmente da escludere in quanto nel 1860 fu rinvenuta alla base del monumento u n’urna cineraria in piombo contenente le ceneri ed un corredo funerario prettamente femminile (un pettine, frammenti di vetro ed un anellino argenteo)». Nel «Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica per l’anno 1830» si legge: «Circa un miglio all’ovest della città si eleva un poggio che il volgo appella Tumolo, e che si scorge innalzato dall’arte probabilmente per sepolcro di qualche illustre generale romano o d’altro distinto personaggio dell’antichità».

In effetti - rileva Di Pietro - questa teoria potrebbe essere più attendibile poiché altre fonti affermano che sotto il Tumulo sono sepolti altri due personaggi famosi: Giunio Bubulco e Totila. Nel volume «Dell’impor tanza della Provincia di Basilicata – To r i n o 1865» a pag. 103 si legge: «Dalle storiche memorie pare si possa dedurre, che nelle vicinanze di Acherunzia morisse il console Giunio Bubulco, che abbiamo di già, in unione di Emilio Barbula, seguito nel 437 di Roma alla espugnazione della città di Ferento e di Nerulo, e quinci alla sua spedizione contro i Lucani. Sembra che il grande mucchio di terra, che a poca distanza da lla città di Acerenza si osserva, sormontato da alquanti macigni, e che tuttavia serba il nome di Tumulo, sia la tomba del detto Bubulco, poiché dall’ispezione del sito non solammente si rileva, che lo stesso corrisponde alla designazione dei luoghi dove quel console perdeva la vita; ma ancora vi si scopre manifesta l’opra dell’uomo, e la piramide innalzata con la terra presa dalla prossima cavità, detta valle del Trono. Ivi d’appresso furono rinvenuti idoletti, pietre sculte, e monete in quantità ragguardevole….».

Che si tratti di Giunio Bubulco - sottolinea Di Pietro - vi è conferma nel volume «La Basilicata per Enrico Pani Rossi – Verona 1868». Altro personaggio che probabilmente è sepolto sotto il Tumulo è Totila (re dei Goti dal 541). Nel volume « Studi Meridionali – vol. 8» del 1975 è citato: «Il re Totila, potenziatene le fortificazioni, stabilì in Acerenza la sua reggia e pare, a stare alla tradizione orale dei luoghi, che il suo corpo ebbe sepoltura su una collinetta chiamata appunto il «Tumulo » con alle pendici la valle detta « del trono... ». Del resto questa teoria può essere presa in considerazione dal momento che Totila era entusiasta di Acerenza. A conferma di ciò, nel volume «La Lucania – Discorsi di Giuseppe Antonini – Napoli 1745» si legge: «…Procopio nel lib.3. delle cose Gotiche, ci fa sapere, che nella metà del sesto secolo il luogo era similmente forte, e che Totila, per conservarlo, vi mandò trecento soldati».

«Dalle testimonianze raccolte - conclude Di Pietro - si può arrivare ad una conclusione: la collinetta del Tumulo è stata costruita dall’uomo ed è sicuramente un monumento funebre innalzato per onorare le spoglie di un personaggio famoso e valoroso. Il mistero può essere svelato solamente dalle istituzioni competenti con l’ausilio delle sofisticate apparecchiature che riescono a «fotografare» l’interno della collinetta senza deturparla con degli scavi».

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