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A colpi di mitra per intimidire aziende 2 arresti a Potenza

POTENZA – Due uomini, entrambi residenti in Puglia, sono stati arrestati stamani dai Carabinieri del comando provinciale di Potenza con l’accusa di aver intimidito, con metodo mafioso – sparando decine di colpi con una mitraglietta calibro 9 – almeno due aziende di Lavello e Melfi (Potenza) allo scopo di estorcere denaro ai loro proprietari
A colpi di mitra per intimidire aziende 2 arresti a Potenza
POTENZA – Usavano anche un mitragliatore “Uzi” – del modello in dotazione all’esercito israeliano – per intimidire gli imprenditori del Vulture, arrivando a esplodere decine di raffiche contro i loro stabilimenti, in pieno giorno e con gli operai all’interno, per convincerli a pagare quanto richiesto, con “vere e proprie scene di guerra”: due persone, entrambe pugliesi, sono state arrestate oggi dai carabinieri con l'accusa di tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati stamani a Potenza dal Procuratore della Repubblica, Luigi Gay, dal pm della Dda, Francesco Basentini, e dai comandanti provinciale di Potenza e della compagnia di Venosa (Potenza) dei Carabinieri, il colonnello Giuseppe Palma e il capitano Vincenzo Varriale. Le indagini hanno portato all’arresto di Claudio Pellegrino, di 26 anni, e di Cosimo Damiano Campanella (32), entrambi di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani), i quali avrebbero eseguito alcuni attentati ai danni degli imprenditori dell’area a nord della Basilicata, a cui sono seguite le richieste di denaro, utilizzando armi ed esplosivi.

Il “metodo” era consolidato: a bordo di auto o moto rubate raggiungevano i cancelli delle aziende, esplodendo colpi di pistola ai cancelli o all’edificio. In alcuni casi hanno utilizzato l’Uzi, sparando ad altezza d’uomo molte raffiche, che in una circostanza hanno mancato di poco un operaio. Il mitragliatore, con un lungo silenziatore costruito artigianalmente e con la matricola non cancellata, è stato poi ritrovato in un casolare nell’area di Canosa: l’arma era stata sotterrata, ed è stata scoperta grazie all’utilizzo dei cani antiesplosivo. Poi arrivavano le telefonate intimidatorie. In una l’imprenditore di sente dire: "Prepara i soldi se no la prossima volta ti sparo in testa. Rivolgiti a Cerignola o ad Andria". I militari hanno anche ritrovato le tute da motociclista usate nelle incursioni, come emerge dal confronto con le immagini riprese da alcune telecamere private.

Secondo gli investigatori, i due arrestati non dovrebbero appartenere a grandi organizzazioni criminali, ma su questo sono in corso le indagini, anche per capire la provenienza del mitragliatore, forse utilizzato in precedenza da gruppi dell’ex Jugoslavia. Secondo quanto emerso finora, inoltre, non ci sarebbero stati pagamenti dopo gli attentati, “poichè gli imprenditori – ha detto Gay – hanno 'sentitò la vicinanza dei Carabinieri e il loro impegno, immediato dopo le azioni intimidatorie, e questo può aver fatto da deterrente”.

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