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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 16:48

«Furbetti» della pensione Rigettate tutte le richieste di patteggiare la pena

POTENZA - Sono 27 le persone coinvolte Tra gli imputati ci sono anche i «finti ciechi». Secondo l’accusa il danno per l’Inps è stato di notevole entità. Tutto ruotava attorno all’oculista dell’Asp Vincenzo Pagliara e all’avvocato Donato Giacomino
IL COMMENTO di Massimo Brancati
«Furbetti» della pensione Rigettate tutte le richieste di patteggiare la pena
POTENZA - L’inchiesta portò alla scoperta di 26 «falsi ciechi» grazie ad alcune segnalazioni dei cittadini. I «furbetti » si rivolgevano all’oculista per ottenere false certificazioni e il «meccanismo» prevedeva anche la «cura» dell’iter nelle commissioni giudicanti ed eventualmente in Tribunale per i ricorsi su decisioni contrarie. Quella «rete» di silenzi, favoritismi e raccomandazioni finalizzata a garantire la pensione ai ciechi fasulli è finita in Tribunale.
Per nove delle 27 persone coinvolte nell’inchiesta sulle false certificazioni di cecità - tra cui l’oculista salernitano Vincenzo Pagliara - era stato chiesto il patteggiamento. I giudici del Tribunale di Potenza hanno rigettato le richieste. E ora Pagliara dovrà affrontare il processo.

L’oculista era in servizio nell’Azienda sanitaria provinciale di Potenza. La polizia municipale del capoluogo lucano e gli investigatori della polizia di Stato sequestrarono anche alcune somme sui conti correnti bancari, che secondo gli inquirenti erano «pagamenti» per le attestazioni di cecità ricevute. «Laute ricompense», le definirono gli investigatori. Sarebbero state incassate - sostiene l’accusa - per firmare certificati che attestassero la falsa cecità di cittadini che, assistiti dall’avvocato, ottenevano la pensione dall’Inps.

Gli investigatori hanno intercettato le conversazioni di Pagliara, che riceveva i «furbetti» nell’ambulatorio «Madre Teresa di Calcutta» a Potenza, preparando poi la documentazione necessaria per la richiesta dell’invalidità. Nello stesso posto, secondo l’accusa, si verificava anche lo scambio di «bustarelle» . Alcuni indagati sarebbero passati prima dallo studio legale, presentandosi all’oculista dicendo: «Mi manda l’avvocato».
La Procura ha poi scoperto che «l’avvocato» era Donato Giacomino (anche lui è imputato nel processo). Le accuse, a vario titolo: «Corruzione, corruzione in atti giudiziari, falso e truffa». Il danno all’Inps è stato definito dagli investigatori «decisamente consistente»: uno dei falsi invalidi ha incassato finora oltre 60mila euro fra pensione e arretrati. L’oculista certificava la cecità (totale o parziale) dei pazienti, ricevendo in cambio - secondo l’accusa - denaro o favori di altro genere: quando la richiesta di invalidità veniva respinta dalla commissione provinciale, il ricorso al Tribunale civile era affidato all’avvocato, che - secondo l’accusa - si occupava di controllare l’iter giudiziario. Centinaia di chiamate personali dal telefono dell’Azienda sanitaria di Potenza, diagnosi di cecità senza sottoporre il «finto» cieco a visita e niente ticket sanitario per gli amici.

Il processo è stato riunito con un altro procedimento in cui è coinvolto Pagliara. Era stata definita «l’inchiesta bis» della Procura di Potenza sui finti invalidi. Oltre a Pagliara è imputata l’ortottista Lucia Sileo (attualmente consigliere comunale del Pd). È accusata di aver usato con disinvoltura il telefono dell’ufficio «perché - sostiene l’accusa - in qualità di incaricata di pubblico servizio, quale dipendente dell’Asp con mansioni di ortottista del poliambulatorio Madre Teresa di Calcutta, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, sistematicamente utilizzava l’apparecchio telefonico in dotazione al gabinetto di oculistica per effettuare telefonate di carattere strettamente personale». Ora gli imputati potranno difendersi dalle accuse. Il processo entra nel vivo.

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