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Martedì 17 Ottobre 2017 | 13:31

Bazar droga a Melfi arrestate 9 persone

POTENZA - In alcuni casi usavano anche esercizi pubblici come “deposito” e locali per lo scambio di cocaina, hascisc e marijuanaLe indagini sono cominciate nel 2012, grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti sui rapporti tra i clan Cassotta e Riviezzi: una parte dei proventi andava alle famiglie dei detenuti, e non sono mancati “screzi” tra i due gruppi sulla suddivisione degli introiti da destinare a questo scopo (nella foto il procuratore di Potenza, Gay)
Bazar droga a Melfi arrestate 9 persone
POTENZA – Nove persone, accusate di aver creato nel Melfese una consolidata rete di spaccio di stupefacenti, con una precisa suddivisione del territorio e l'utilizzo di persone per la vendita diretta della droga, che in alcuni casi usavano anche esercizi pubblici come “deposito” e locali per lo scambio di cocaina, hascisc e marijuana, sono state arrestate stamani dalla Polizia.

Gli agenti della questura di Potenza hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e cinque ai domiciliari (un altro indagato è irreperibile) emesse dal gip distrettuale, su richiesta del pm della Dda, Francesco Basentini. I particolari dell’operazione "Oscar" sono stati illustrati stamani, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il Procuratore della Repubblica, Luigi Gay, lo stesso Basentini e il dirigente della squadra mobile potentina, Carlo Pagano. Sono finiti in carcere Antonio Cassotta, Giuseppe Caggiano, Fabio Irenze e Lorenzo Sapio.

Le indagini sono cominciate nel 2012, grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti sui rapporti tra i clan Cassotta e Riviezzi: una parte dei proventi andava alle famiglie dei detenuti, e non sono mancati “screzi” tra i due gruppi sulla suddivisione degli introiti da destinare a questo scopo. La droga veniva acquistata in diverse grandi “piazze” nelle regioni limitrofe, tra Campania, Puglia e Basilicata, e poi distribuita agli spacciatori locali dal vertice dell’organizzazione. Gli investigatori hanno anche scoperto alcune estorsioni ai danni di commercianti ambulanti per il pagamento del pizzo: “Si tratta - ha detto Gay – di una rete consolidata, con proventi elevati che servivano poi ad alimentare altre attività, con i metodi classici dell’organizzazione mafiosa”.

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