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Martedì 26 Settembre 2017 | 14:44

Potenza, l’anziana morì per un «divaricatore»

di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - Elisa è morta per un’emorragia probabilmente dovuta al cattivo posizionamento del divaricatore impiantatole per poi effettuare l’intervento chirurgico. È questa la conclusione a cui sono giunti i due periti Paolo De Blasi e Francesco Vinci nella relazione sull’esame autoptico del corpo della donna 71enne di Castrovillari, al centro dello scandalo di Cardiochirurgia al San Carlo di Potenza
Potenza, l’anziana morì per un «divaricatore»
di Massimo Brancati

POTENZA - Elisa è morta per un’emorragia probabilmente dovuta al cattivo posizionamento del divaricatore impiantatole per poi effettuare l’intervento chirurgico. È questa la conclusione a cui sono giunti i due periti Paolo De Blasi e Francesco Vinci nella relazione sull’esame autoptico del corpo della donna 71enne di Castrovillari, al centro dello scandalo di Cardiochirurgia al San Carlo di Potenza.

Nella perizia, depositata il 7 luglio scorso, si legge: «Gli elementi in nostra disposizione portano ad ipotizzare un’applicazione non corretta (magari anche troppo energica o troppo profonda) del divaricatore sternale, o ancora una divaricazione troppo rapida, quale causa delle lesioni vascolari con conseguente sanguinamento. Al riguardo - scrivono i due periti - abbiamo già segnalato che esistono divaricatori che differiscono tra loro per forma, struttura e dimensioni; nel caso in esame della documentazione clinica in atti, non ricorre alcuna segnalazione relativa alla marca ed al tipo di divaricatore utilizzato nel caso concreto, quindi non abbiamo specifici punti di riferimento».

A provocare la morte di Elisa, come dicevamo, sarebbe stato un grave shock emorragico da lesioni di vasi venosi a causa proprio di quel divaricatore utilizzato in modo non corretto. Si tratta di uno strumento chirurgico utilizzato per separare i bordi di una incisione o per trattenere o smuovere organi e tessuti sottostanti l'incisione stessa, in modo da facilitare la visione di altre parti del corpo e agevolare le operazioni chirurgiche.

Il responso dei periti assume un particolare significato se associato a quanto il medico Michele Cavone dice nella registrazione intercettata e pubblicata dal quotidiano online Basilicata24, da cui è partita tutta l’inchiesta. Cavone, infatti, fa riferimento alla rottura della vena cava superiore della paziente e accusa il primario Marraudino di essere intervenuto con un morsetto chirurgico (clamp) per bloccare l’emorragia. Circostanza a cui la perizia dell’autopsia non fa cenno.

«Non abbiamo alcun elemento di certezza che comprovi in modo univoco la nostra ricostruzione - spiegano ancora De Blasi e Vinci - la quale però ci sembra la più probabile sulla base degli elementi a nostra disposizione. Riteniamo che non disponiamo di alcun dato relativo a possibili variazioni anatomiche di disposizione dei vasi lesi, né queste sono in qualche modo accertabili allo stato, dato che i rapporti originari furono inevitabilmente modificati dalle procedure impiegate nell’intervento cardiochirurgico e influenzate inoltre dalle alterazioni putrefattive».

Insomma, quella del divaricatore resta un’ipotesi. La più accreditata dagli esperti, ma pur sempre un’ipotesi: «Si deve ritenere che la morte della donna si verificò per l’instaurarsi di un grave shock emorragico da lesioni di vasi venosi del mediastino. Tutto ciò - concludono i periti - pur nell’assenza di reperti autoptici sufficienti a confermare questa ipotesi».

A febbraio l’autopsia, a luglio i risultati. I tempi sono quelli giusti, nessuna lungaggine da parte della magistratura. Ma proprio sulla tempistica sta focalizzando l’attenzione la stessa Procura potentina. Tempistica legata alla pubblicazione dell’audio, avvenuta a fine agosto scorso, in cui Cavone parla di errore in sala operatoria, tirando in ballo anche i rapporti conflittuali tra i medici del reparto. Il file è stato acquisito dai magistrati che non escludono possa essere il risultato di un collage di due differenti discussioni, montati ad arte per costruire lo storyboard del mea culpa del medico che diventa accusa e minaccia per il primario di Cardiochirurgia. Resta da accertare quando è avvenuto il taglio, prima o dopo la consegna a Basilicata24 che fa risalire la conversazione all’inverno del 2013. Complotti? Manipolazioni? Depistaggio? L’unica cosa certa è che purtroppo una donna ha perso la vita. Tutto il resto è solo uno sfondo.

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