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Potenza, il papà di Anna «Di Lauro non era a casa la sera della tragedia»

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Vincenzo Esposito, papà di Anna, la poliziotta trovata morta il 12 marzo 2001 a Potenza, è determinato: «Luigi Di Lauro non poteva trovarsi nell’abitazione dei suoi genitori dalle 22 in poi senza più uscire». Parole che riecheggeranno anche mercoledì prossimo quando Di Lauro, indagato nell’ambito dell’inchiesta per omicidio, sarà sentito dai magistrati Francesco Basentini e Valentina Santoro
LA CRONACA DI IERI
Potenza, il papà di Anna «Di Lauro non era a casa la sera della tragedia»
di Fabio Amendolara

POTENZA - «Luigi Di Lauro non poteva trovarsi nell’abitazione dei suoi genitori dalle 22 in poi senza più uscire». È determinato papà Vincenzo Esposito. Lui non ha mai creduto al suicidio di sua figlia Anna, il commissario della polizia di Stato morto in circostanze mai chiarite il 12 marzo del 2001 nella caserma della polizia di via Lazio a Potenza.

Di Lauro è un giornalista della Tgr Basilicata (l’Associazione della stampa ieri ha espresso vicinanza al collega). E qualche mese prima aveva interrotto la sua relazione con Anna. I due continuavano a sentirsi, così come provano i contatti telefonici riportati nei tabulati di lei e di lui. E si sono sentiti fino a quella tragica sera. Lei, stando ai medici anatomopatologi che si sono occupati del caso, è morta tra le 21 e le 23. Lui - secondo la Procura di Potenza - all’epoca non ha fornito una ricostruzione dei suoi spostamenti soddisfacente. I magistrati Francesco Basentini e Valentina Santoro l’hanno convocato come persona indagata (il suo interrogatorio è fissato per mercoledì 24) nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Anna.

«Dalle 22,09 del giorno 11 marzo 2001 alle 0,57 del 12 marzo - sostiene papà Enzo in uno scritto difensivo di cui la Gazzetta è in possesso - Di Lauro si è servito del suo telefonino da vari punti della città di Potenza, come risulta dal tabulato telefonico e dalle relative celle di influenza». E ancora: una ragazza che Di Lauro frequentava in quel periodo ha dichiarato che verso le 22,30 aveva ricevuto una telefonata dal giornalista. Di Lauro le aveva detto che stava tornando a casa. Ma quella telefonata, come si rileva dai tabulati, non esiste. «Queste circostanze - spiega papà Enzo - pongono l’interrogativo del perché Di Lauro ha l’esigenza di presentare un alibi per le ore interessate dalle indagini».

All’epoca (il verbale è del 19 giugno del 2001) il giornalista affermò di essere tornato a Potenza e di essere passato dalla sede Rai tra le 21,15 e le 21,30. I suoi genitori hanno riferito alla polizia (il 17 marzo del 2001) che era rincasato verso le 22 e che non era uscito di casa fin dopo la mezzanotte. Ma c’è una nota scritta dall’ex caporedattore della sede Rai Renato Cantore, poi confermata alla polizia giudiziaria in un verbale di una pagina, in cui si afferma che «Di Lauro rientrò nella sede Rai dopo le 23». E anche un vigilantes, Donato Libergolis, ha dichiarato alla Pg che durante il suo turno di guardiania, dalle 14 alle 22, non aveva visto il giornalista.

Di Lauro verrà interrogato proprio perché la sera della morte di Anna ha effettuato delle telefonate con il suo telefono cellulare che gli investigatori localizzano (grazie alle celle telefoniche agganciate dal suo telefonino) in vari punti della città di Potenza. Ora dovrà chiarire le contraddizioni sui suoi spostamenti.

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