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Caso Claps, il pm non molla Operai di nuovo nel mirino

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - A Salerno in Procura c’è ancora un fascicolo aperto sul caso dell’omicidio di Elisa Claps. Gli operai sono di nuovo nel mirino. Si riparte da un pennello da carpentiere trovato nel sottotetto sul corpo di Elisa e mai analizzato. E da alcune tracce di bitume emergono aspetti interessanti e tutti da approfondire. Gildo dice «basta». Dopo 21 anni la famiglia vuole tutta la verità (nella foto, scatto inedito del ritrovamento del corpo)
Caso Claps, il pm non molla Operai di nuovo nel mirino
FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Qualcuno ha dimenticato un pennello da carpenteria con cui era stato sparso del bitume usato per impermeabilizzare alcune travi del sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza. Quel pennello era a due centimetri dal corpo di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa e uccisa il 12 settembre del 1993, esattamente 21 anni fa. «Quasi a contatto con il cranio», secondo gli investigatori che il 17 marzo del 2010 - giorno del ritrovamento dei resti - hanno effettuato il primo sopralluogo. Chi ha lasciato lì quel pennello non può non aver visto la salma di Elisa. Per questo motivo i magistrati della Procura di Salerno e la Direzione investigativa antimafia stanno ancora indagando sugli operai che per conto di varie imprese edili hanno lavorato nel sottotetto nel corso degli anni.
C’è ancora un fascicolo sul caso Claps in Procura a Salerno: è sulle «coperture» che hanno impedito il ritrovamento per 17 lunghi anni. Si parte da chi ha visto i resti di Elisa e non ha denunciato: gli operai.
Uno dei consulenti tecnici dell’inchiesta, la paleontologa forense Eva Sacchi, sostiene che «le travi principali della struttura in legno del sottotetto sono ricoperte da una sostanza all’apparenza bituminosa».
Quella sostanza pare abbia lasciato diverse tracce. Quali? Scrive la professoressa Sacchi nella sua consulenza: «Colature o gocce sui muri, al contratto tra muro e travatura, e su alcune tegole». Non solo.
C’erano tracce di bitume anche sulle tegole che coprivano parzialmente i resti di Elisa. E sui pantaloni che indossava la ragazza il 12 settembre del 1993, giorno del delitto.
Una delle tegole, stabilisce la profressoressa Sacchi, è stata anche ruotata di 90 gradi rispetto alla sua posizione iniziale.
Ovvero: non è stata trovata nella stessa posizione in cui era stata messa da chi ha occultato il cadavere.
«La tegola - scrive Eva Sacchi - è stata rinvenuta con giacitura orizzontale a parziale copertura del corpo della vittima. L’asse lungo della tegola - si legge nel documento di cui la Gazzetta è in possesso - è stato quindi rinvenuto orizzontale, orientato a 90 gradi dalla posizione che doveva avere al momento dell’imbrattamento con il bitume. Inoltre la porzione imbrattata giaceva rivolta verso il basso, quindi la tegola ha subìto, dal momento dell’imbrattamento al momento del ritrovamento, una rotazione di 90 gradi».
Ora bisogna stabilire a quando risalgono quei lavori di impermeabilizzazione del sottotetto.
Pare che gli investigatori ipotizzino che siano stati effettuati nel 1996. E gli operai che nel 1996 hanno calpestato per primi la scena del crimine ora potrebbero finire sotto torchio.

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