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Venerdì 20 Aprile 2018 | 02:58

La Basilicata «apre» al business dei rifiuti ok a 10 nuovi impianti

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Dalla Regione il via libera a dieci cittadelle industriali dove il rifiuto si trasforma in prodotto che produce soldi: il «Cdr», Combustibile da rifiuto. Due mesi fa la delibera passata inosservata: «Realizzazione e ampliamenti di impianti di recupero di rifiuti sul territorio regionale». L’obiettivo: orientare il mercato per il pieno utilizzo del rifiuto prodotto
La Basilicata «apre» al business dei rifiuti ok a 10 nuovi impianti
FABIO AMENDOLARA
POTENZA - C’è chi vuole trasformare i rifiuti in combustibili, chi vuole raccogliere apparecchiature elettriche dismesse, chi vuole trattare rifiuti speciali pericolosi e chi preferisce smaltire rottami di automobili. Il business dei rifiuti più o meno pericolosi si arricchisce di dieci nuovi opifici per il trattamento, la raccolta e lo smaltimento. Alcuni esistono già e chiedono di poter ampliare la loro attività. Altri chiedono di poter cominciare a sfruttare la materia prima: l’immondizia. Dieci cittadelle industriali dove il rifiuto si trasforma in prodotto che produce soldi: il «Cdr». Letteralmente: «Combustibile da rifiuto».

La giunta regionale il 27 giugno ha votato una delibera che è passata inosservata: «Realizzazione e ampliamenti di impianti di recupero di rifiuti sul territorio regionale». Relatore: Aldo Berlinguer. La delibera richiama un’ordinanza del governatore Marcello Pitella che chiedeva di verificare, soprattutto nella provincia di Matera, «l’interesse di privati a investire propri capitali per la realizzazione di impianti di trasformazione dei rifiuti in combustibili».

Di solito è il prodotto finale di un processo produttivo «complesso» che in modo tecnico viene definito «filiera di differenziazione, recupero e riciclo di rifiuti non pericolosi». Non pericolosi. È un aspetto fondamentale di questo sistema di recupero. Ma nella delibera della Regione vengono citati anche rifiuti pericolosi.

La giunta regionale intende «orientare il mercato», così è scritto nella delibera, «per il pieno utilizzo del rifiuto prodotto specificando che tutti i derivati dovranno essere trattati in impianti autorizzati».

Ma perché la Regione strizza l’occhio a chi vuole fare business nel settore dei rifiuti? «Il deficit di impianti di smaltimento finale sia in provincia di Potenza sia in provincia di Matera - sostengono gli esponenti della giunta regionale - determina volumi di discarica disponibili sul territorio regionale sempre più esigui».

Una definizione che «puzza» di emergenza. La chiusura delle discariche per cause giudiziarie ha mandato in tilt il sistema. E allora la Regione è corsa ai ripari. Ma lo fa in assenza del Piano dei rifiuti, scaduto da tempo e mai rinnovato. Ma la volontà di creare gli opifici per produrre combustibile dai rifiuti è sottolineata da un passaggio della delibera che ha l’aria di un «diktat»: «La giunta dispone che le amministrazioni provinciali di Potenza e Matera recepiscano nei propri strumenti di pianificazione di settore gli impianti di recupero». Ovvero i dieci opifici per produrre «Cdr».

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