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Scoperto a Tolve vitigno molto raro è l'uva cavallina

di IVANA INFANTINO
TOLVE - Vitigni autoctoni da recuperare con il comune bradanico che si appresta a diventare importante punto di riferimento per il patrimonio viticolo italiano grazie alla scoperta di antiche viti uniche, e mai catalogate. Dall’uva Cavallina, anticamente denominata uva dei Cani, all’Arciprete, fino a Menne vacca: vitigni locali sconosciuti attualmente oggetto di studio da parte degli esperti dell’università di Basilicata
Scoperto a Tolve vitigno molto raro è l'uva cavallina
di IVANA INFANTINO
TOLVE - Vitigni autoctoni da recuperare con il comune bradanico che si appresta a diventare importante punto di riferimento per il patrimonio viticolo italiano grazie alla scoperta di antiche viti uniche, e mai catalogate. Dall’uva Cavallina, anticamente denominata uva dei Cani, all’Arciprete, fino a Menne vacca: vitigni locali sconosciuti attualmente oggetto di studio da parte degli esperti dell’università di Basilicata, guidati dal professor Vitale Nuzzo, di quelli dell’università di Pisa e del Cra di Turi che, su sollecitazione della società cooperativa Agricoltura 2000, stanno lavorando per la caratterizzazione delle viti. Conosciuta anticamente come «uva dei cani», oggi di quel vecchio vitigno non resta che qualche vite. Pochissimo, ma quanto basta per recuperare quell’uva dal grappolo lungo e sciolto, dagli acini tondi, di colore azzurro, annoverata in diversi scritti di enologia di fine Ottocento fra le varietà presenti nel comune di Tolve. Se ne fa menzione nel secondo volume del Pamphlets on viticulture, Italian, della Regia cantina sperimentale di Barletta, pubblicato nel 1889, come anche nel Traité général de viticulture, di Pierre Viala, del 1904.

Riferimenti al vitigno autoctono si trovano anche nel primo censimento del Regno di Napoli, voluto dal re Gioacchino Murat, in cui sono riportati tutte le varietà di vite coltivate all’epoca, anche se la denominazione, in alcuni casi, è riconducibile ad altri vitigni, da qui la necessità di ulteriori approfondimenti. Successivamente denominata dai contadini tolvesi «uva cavallina» è stata nei secoli soppiantata da altri vitigni fino a scomparire quasi completamente. Grazie all’impegno della storica cooperativa agricola tolvese, molto attiva nel recupero di ecotipi e varietà autoctone, questi antichi vitigni potranno però presto essere inserite nel registro nazionale della varietà di vite per tornare ad essere coltivate.

Questo l’obiettivo non solo dei vertici della cooperativa, ma anche degli esperti dell’università: «Non vogliamo solo inserire queste varietà nel registro nazionale – spiega il prof Vitale Nuzzo –ma rendere consapevoli le persone del luogo di questa particolare ricchezza che hanno. Varietà uniche che se coltivate possono dare avvio ad attività imprenditoriali sui vitigni locali. Non solo l’uva cavallina – aggiunge - geneticamente i vitigni scoperti nel vigneto tolvese, rappresentano piante uniche da salvaguardare e valorizzare».
Ultimi vitigni di varietà scomparse, ritrovate in un vigneto di proprietà di Antonio Venezia e in pochi altri, riconducibili ad antiche coltivazioni lucane, come dimostra la forma del ceppo, non riscontrati in nessun altro vigneto del territorio regionale e nazionale.

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